Lotta alla povertà: una priorità per l’Ue

novembre 2009

La povertà è un problema globale che affligge soprattutto alcune regioni mondiali, ma si deve constatare che riguarda anche l’Unione europea. Oltre 100 milioni di persone sono escluse dal mercato del lavoro, mentre circa 79 milioni di persone, cioè più o meno il 16% della popolazione dell’Ue, sono a rischio di povertà, 19 milioni sono bambini e ragazzi e quasi altrettanti sono anziani. Inoltre, le ripercussioni della crisi economico-finanziaria sui livelli di occupazione stanno ulteriormente aggravando la situazione e il rischio di povertà si sta inesorabilmente estendendo. Tutto ciò avviene a pochi mesi dall’inizio di un anno che l’Ue ha deciso di dedicare proprio alla povertà e all’esclusione sociale, nella consapevolezza che si tratta di un problema da analizzare in modo serio e approfondito per cercare di risolverlo concretamente.

un rischio sempre più esteso

Finora, infatti, la gravità e l’estensione del problema povertà non sono state comprese realmente dai responsabili politici e dall’opinione generale. Quando si parla di povertà si pensa quasi sempre a casi estremi di esclusione e marginalità sociale, le si associa spesso il concetto di vulnerabilità, ma non tutte le persone socialmente escluse o vulnerabili sono povere mentre va compreso chiaramente che il rischio di trovarsi in condizioni di povertà è ormai ampiamente diffuso e non riguarda più solo casi estremi di esclusione sociale.
La flessibilità del lavoro senza adeguati ammortizzatori sociali, cioè il concetto di “flessicurezza” tradotto nella realtà in modo decisamente sbilanciato verso il primo termine che compone il neologismo, oltre al crollo dell’occupazione registrato nell’ultimo anno stanno provocando rapidamente un preoccupante aumento del numero di lavoratori-poveri e di senza-lavoro, con una generale precarietà lavorativa che diventa economica e che innestandosi su livelli di vita e bisogni di società a sviluppo avanzato estende ampiamente la fascia di popolazione a rischio di povertà relativa.
Le condizioni di povertà, oltre a limitare i diritti fondamentali e le opportunità di realizzare pienamente il potenziale di coloro che ne sono colpiti, comportano alti costi sociali e ostacolano una crescita economica sostenibile, oltre a riflettere il fallimento del sistema che dovrebbe garantire la redistribuzione di risorse e opportunità in modo equo. Dunque la povertà rappresenta un serio problema per l’Europa sociale ma anche economica e soprattutto per il modello di valori su cui si basa la costruzione europea.

Tavola rotonda europea
e Anno europeo 2010

La questione è stata affrontata anche nel corso dell’ottava Tavola rotonda europea sulla povertà e l’esclusione sociale, incontro organizzato ogni anno in occasione dalla Giornata mondiale contro la povertà (17 ottobre) dalla presidenza di turno dell’Ue in collaborazione con la Commissione europea. È emersa la necessità di utilizzare anche nelle politiche anti-povertà il Metodo aperto di coordinamento già applicato per le politiche su pensioni, sanità, inclusione sociale. Gli Stati membri dell’Ue concordano sulla necessità di creare nell’Anno europeo 2010 una strategia coordinata di lotta alla povertà che garantisca sussidi adeguati, accesso a servizi di qualità e mercati del lavoro inclusivi, cioè quell’inclusione attiva di cui molto si parla ma che fatica ad essere tradotta nella pratica. L’eradicazione della povertà e dell’esclusione sociale, che tra l’altro costituisce uno degli obiettivi della Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, è la priorità dell’Anno europeo che dovrebbe rappresentare un’occasione storica per un concreto ed efficace impegno politico contro la povertà, anche perché è un anno che si apre con istituzioni europee rinnovate (nuovi Parlamento e Commissione), con un nuovo Trattato di riforma dell’Ue e con una nuova strategia decennale che indicherà gli obiettivi economici e sociali da raggiungere entro il 2020.

le richieste della rete europea anti-povertà
Per questo l’European Anti Poverty Network (Eapn), che mette in rete centinaia di organizzazioni europee impegnate nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale, pone all’Ue alcune condizioni essenziali per concretizzare l’impegno politico contro la povertà. La nuova strategia per il 2020, ad esempio, deve porsi questo obiettivo in modo esplicito con uno sviluppo sostenibile misurabile al di là del Pil, difendendo l’accesso ai diritti, alle risorse e ai servizi con misure tangibili ed efficaci. L’impatto sociale della crisi, poi, riguarda certo l’occupazione ma anche i livelli salariali e gli attacchi ai diritti e alla dignità delle persone: preservare dignitosi standard sociali ed evitare che le persone più vulnerabili paghino il prezzo più elevato della crisi costituisce una priorità per l’Ue. Per ottenere risultati nella lotta alla povertà e all’esclusione va inoltre costruito consenso in aree-chiave quali la lotta alla povertà infantile, la condizione dei senza dimora, la definizione di indicatori di sviluppo, la raccolta e la comparabilità dei dati, modelli positivi di governance, tutti ambiti in cui è necessario coinvolgere direttamente e sistematicamente le persone in povertà, gli addetti ai lavori e le organizzazioni sociali già impegnate in materia. L’Anno europeo poi, osserva l’Eapn, non deve limitarsi a una serie di eventi ma deve invece «segnare una differenza» nella lotta alla povertà e tutti gli attori devono impegnarsi ad analizzare le cause strutturali della povertà e del radicamento delle ineguaglianze, oltre a individuare le molte facce della povertà: «Ciò significa che l’Ue deve porsi espliciti obiettivi di riduzione della povertà e lavorare per ottenere specifici progressi nella difesa dei diritti sociali, garantendo il supporto finanziario all’azione per l’inclusione sociale e la lotta alla povertà».
Dai risultati concreti che si otterranno nella lotta alla povertà e all’esclusione e nella salvaguardia di un dignitoso modello sociale europeo, che garantisca i diritti fondamentali di cittadinanza, dipenderanno la credibilità e la sostenibilità del processo di costruzione europea.

INFORMAZIONI:
http://www.eapn.org

GLI EUROPEI CHIEDONO INTERVENTI CONTRO LA POVERTÀ
Secondo un nuovo sondaggio Eurobarometro, il 73% dei cittadini europei ritiene che la povertà sia un fenomeno diffuso nel proprio Paese, mentre l’89% vorrebbe che il proprio governo affrontasse urgentemente questo problema. L’indagine, relativa agli atteggiamenti dei cittadini europei rispetto a povertà ed esclusione sociale, è stata condotta tra il 28 agosto e il 17 settembre 2009 su 27.000 cittadini ed è stata presentata in vista dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale 2010.
Nella percezione degli intervistati, alti tassi di disoccupazione (52%) e salari inadeguati (49%) costituiscono le principali cause sociali della povertà, unitamente alle prestazioni sociali e alle pensioni insufficienti (29%) e al costo eccessivo di un alloggio decente (26%). Tra le motivazioni “personali” che gli intervistati ritengono essere alla base della povertà vi sono invece la mancanza di istruzione, formazione o qualifiche (37%), la povertà “ereditata” (25%) e la dipendenza da alcol e droghe (23%). Oltre la metà dei cittadini europei (56%) ritiene che i disoccupati siano maggiormente esposti al rischio di povertà, mentre il 41% ritiene che gli anziani siano i più vulnerabili e il 31% cita le persone con basso livello di istruzione, formazione o qualifiche.
Quasi nove europei su dieci (87%) pensano che la povertà riduca le opportunità di ottenere un alloggio decente, otto su dieci ritengono che essere poveri limiti l’accesso all’istruzione superiore o all’istruzione degli adulti e il 74% pensa che essa pregiudichi le possibilità di trovare lavoro. La maggior parte dei cittadini europei (60%) è dell’avviso che la povertà pregiudichi la possibilità di accedere a un’istruzione scolastica di base e il 54% pensa che la capacità di mantenere una cerchia di amicizie e conoscenze sia limitata dalla povertà. Mediamente, l’89% degli europei afferma che il proprio governo dovrebbe adottare misure urgenti per affrontare la povertà, mentre la maggioranza degli intervistati ritiene che la responsabilità di combattere la povertà spetti ai governi nazionali e solo in parte all’Ue: il 28% considera il ruolo dell’Ue in tal senso “molto importante” e il 46% “alquanto importante”.
Commentando il sondaggio, il commissario europeo responsabile per gli Affari sociali, Vladimír Špidla, ha dichiarato: «I risultati dell’indagine indicano che i cittadini europei sono ben consapevoli delle problematiche della povertà e dell’esclusione sociale nella società odierna e desiderano che si faccia di più per affrontarla. L’imminente Anno europeo ci offre un’opportunità unica per porre al centro dell’attenzione in tutta l’Ue la necessità di lottare contro la povertà».
INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_321_en.pdf

GIORNATA MONDIALE DEL RIFIUTO DELLA MISERIA
Il 17 ottobre scorso si è svolta la Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che ha l’obiettivo di «sostenere tutti coloro che si oppongono all’intollerabile per continuare a rifiutare la miseria e a non abbassare le braccia», ricordano i promotori.
Nel maggio 2006, difensori dei diritti dell’uomo appartenenti a tutti i ceti sociali e provenienti da tutto il mondo si riunirono a Montreal (Canada) e, sulla base di un’ampia consultazione delle associazioni, dei sindacati, degli Stati e delle Agenzie delle Nazioni Unite, diedero risposta ad una risoluzione delle Nazioni Unite del 2005 e invitarono tutti i cittadini sensibili alla giustizia e alla pace a sostenere una Dichiarazione di solidarietà. Tale Dichiarazione è stata riproposta anche per la campagna 2009 e chiede che i cittadini, le autorità locali, nazionali e le Nazioni Unite «considerino i più poveri come i primi attori della lotta contro la miseria; associno i più poveri alla concezione, all’attuazione e alla valutazione di politiche che li riguardano e abbiano l’ambizione di un mondo senza povertà, un mondo nel quale siano rispettati i diritti alla vita familiare, ad un lavoro dignitoso, alla partecipazione sociale, culturale e politica; sostengano gli eventi organizzati ogni 17 ottobre affinché la partecipazione delle persone in situazione di povertà resti al centro della Giornata mondiale; partecipino al dialogo che avrà luogo nel corso dell’anno con le persone che, rifiutando la miseria, creano percorsi di pace».
Sottolineando come «la povertà non è solo relativa alla mancanza di risorse ma soprattutto ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere», l’organizzazione Amnesty International ha invece lanciato la campagna “Io pretendo dignità”, ricordando alcune cifre significative: almeno 963 milioni di persone soffrono la fame, un miliardo di persone vive in insediamenti abitativi precari, ogni minuto una donna muore per complicazioni legate alla gravidanza, 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’assistenza sanitaria di base, 2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienici adeguati e 20.000 bambini ogni giorno muoiono per questo.
«Le persone che vivono in povertà sperimentano la loro condizione come mancanza di reddito ma anche, in modo molto forte, come una combinazione di deprivazione, insicurezza, esclusione e impotenza. Queste sono violazioni dei diritti umani!» sottolinea Amnesty, secondo cui per ottenere un cambiamento profondo occorre intervenire in tre aree che finora hanno impedito progressi nella lotta alla povertà: responsabilità dei governi, delle imprese e delle istituzioni finanziarie internazionali; accesso ai diritti e ai servizi essenziali per la dignità umana senza discriminazione; partecipazione attiva delle persone che vivono in povertà e dei loro rappresentanti alla lotta contro la povertà.
Con questa campagna Amnesty intende quindi porre i diritti umani al centro della lotta contro la povertà, «perché proteggere i diritti di chi vive in povertà non è solo un’opzione: è un elemento essenziale di qualunque soluzione».

INFORMAZIONI: http://www.amnesty.it/io-pretendo-dignita.html
http://www.oct17.org/Contate-anche-su-di-me.html

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