La crisi non è ancora finita

novembre 2009

Dichiarare finita la crisi «sarebbe prematuro» ed è ancora presto per avviare una strategia d’uscita: «Questo non è il momento per uscire da quel sistema di misure eccezionali introdotte in circostanze eccezionali» ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, intervenendo all’Europarlamento il 28 settembre scorso.

Praticamente sulla stesa linea si sono espressi i ministri delle Finanze europei riuniti a Lussemburgo il 20 ottobre, i quali hanno dichiarato che malgrado i segni di ripresa «non è ancora giunto il momento di ritirare il sostegno offerto dai governi all’economia».

A fine ottobre è stato poi il direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Dominique Strass-Kahn, a dichiararsi «preoccupato perché molti governi hanno già detto che la crisi è finita: non è esattamente così». Il Pil mondiale sta ricominciando a migliorare, tuttavia c’è ancora da affrontare la disoccupazione in crescita ed è necessario decidere come affrontare il debito pubblico, ha spiegato il direttore del Fmi ribadendo che è ancora troppo presto per avviare la exit strategy e ritirare gli aiuti: «La ripresa va aiutata ma senza aumentare il deficit», mentre una volta passata la recessione «è necessaria una riforma della governance mondiale e della regolamentazione finanziaria», dato che la sua assenza «è stata una delle cause della crisi».

la ripresa resta fragile

Le consistenti misure di stimolo adottate dagli Stati membri in risposta alla crisi economica e finanziaria hanno avuto un impatto positivo, hanno sottolineato i ministri finanziari al Vertice di Lussemburgo. Tuttavia, nonostante i segnali incoraggianti derivanti dall’arresto del declino economico, dalla stabilizzazione dei mercati finanziari e da un aumento della fiducia, «la ripresa resta fragile» hanno sottolineato. Le misure di stimolo non vanno ritirate sino a quando la ripresa non sia assicurata e sostenibile, hanno concordato i ministri dell’Ue, secondo i quali tuttavia la preparazione di una strategia d’uscita comune accrescerebbe ulteriormente la fiducia nell’economia e contribuirebbe a consolidare le aspettative. Tale strategia, coordinata tra i vari Paesi, dovrebbe essere in linea con le norme di bilancio stabilite dal Patto di stabilità e crescita dell’Ue e, se la ripresa continuerà, tutti gli Stati membri dovranno avviare il risanamento delle finanze pubbliche al più tardi nel 2011, con un andamento programmato ambizioso che nella maggior parte degli Stati membri dovrà essere superiore allo 0,5% del Pil all’anno.

la exit strategy della Bce

Una exit strategy dalla crisi è pronta da parte della Banca centrale europea, come annunciato dal suo presidente, ma la attuerà solo «quando arriverà il momento opportuno», quindi se si riterrà che le misure straordinarie possono mettere a rischio la stabilità dei prezzi saranno ritirate. La Bce si attende infatti che l’attività economica «riprenda in modo molto graduale», pur rimanendo una «elevata incertezza», per questo l’attuale livello dei tassi di interesse particolarmente basso (con tassi di riferimento all’1%) «è appropriato» secondo Trichet e, ha aggiunto, «rimarrà tale almeno finché non ripartirà anche il credito alle famiglie e alle imprese».

Per quanto concerne la strategia d’uscita dalla crisi, la Bce rende noto che sarà strettamente legata alla sua strategia di politica monetaria, cioè «solidamente ancorata alle aspettative sul fronte dell’inflazione». Inoltre, «beneficerà del carattere lungimirante delle misure prese, e del fatto che parecchie di queste misure si ritireranno naturalmente». L’uscita dalla crisi, ha poi aggiunto Trichet, sarà sostenuta dalla capacità d’azione tecnica ed istituzionale della Bce: «Il nostro quadro operativo, infatti, è ben equipaggiato per facilitare il ritiro delle misure non-standard, e la forte indipendenza istituzionale della Bce comporta una sua autonomia nel prendere decisioni». In ogni caso, ha sottolineato il presidente della Bce, una «tempestiva» attuazione delle contromisure da prendere è garantita dalla «reputazione» della Banca centrale europea, «in grado di prendere decisioni rapide e concrete quando serve».

non gravare
sulle generazioni future

In una risoluzione approvata a inizio ottobre dedicata ai risultati del Vertice dei G20 svoltosi a Pittsburgh lo scorso 26 settembre, il Parlamento europeo ha sostenuto la necessità di risanare le finanze e garantire la sostenibilità fiscale a lungo termine per evitare eccessivi oneri sulle generazioni future. Secondo l’Europarlamento, l’Ue ha bisogno di una struttura di vigilanza finanziaria più forte che miri all’istituzione di un’autorità unica in materia, mentre «occorre rafforzare la lotta all’evasione fiscale e assicurare una crescita forte dell’economia reale».

L’Europarlamento ha accolto con favore gli accordi raggiunti al Vertice del G20, ma ha esortato la messa a punto di efficaci strategie di uscita, «affinché esse possano essere attuate rapidamente non appena la ripresa lo permetterà».
Osservando però con preoccupazione il rapido aumento del debito pubblico e dei disavanzi di bilancio, i deputati europei hanno sottolineato l’importanza di «risanare le finanze pubbliche e di garantire la sostenibilità fiscale a lungo termine, al fine di evitare di imporre un onere troppo pesante alle generazioni future». La priorità assoluta, secondo il Parlamento europeo, deve essere quella di «assicurare una crescita forte e sostenibile dell’economia reale, di garantire il corretto funzionamento dei mercati dei capitali e dei prestiti, di sostenere e promuovere l’occupazione e di tutelare i cittadini dagli effetti negativi della crisi, rivolgendo particolare attenzione ai più poveri e ai più vulnerabili». A questo scopo è ritenuto importante sostenere il dialogo sociale a tutti i livelli «per evitare la deflazione dei salari e garantire che gli aumenti salariali siano in linea con l’aumento della produttività».

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/economy_finance

http://www.ecb.int

http://www.europarl.europa.eu

DEFICIT: PROCEDURA PER ITALIA E ALTRI 8 PAESI

La Commissione europea ha adottato la procedura per i disavanzi eccessivi a carico di 9 Stati membri dell’Ue: oltre all’Italia, anche Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Slovacchia, Slovenia, Paesi Bassi e Portogallo. In tutti questi Paesi infatti, come già per altri 9 Stati membri messi sotto esame nei mesi scorsi (Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Spagna, prima, e Lituania, Malta, Polonia e Romania poi), le previsioni di disavanzo per il 2009 sono superiori al 3% del Pil. «Il Patto di stabilità e crescita è sufficientemente flessibile per combinare stimoli fiscali nel breve termine con il risanamento delle finanze pubbliche nel medio termine e la sostenibilità nel lungo termine, tenendo conto dei costi dovuti all’invecchiamento della popolazione» ha osservato la Commissione, che ritiene però «essenziale continuare ad applicarlo rigorosamente per ancorare l’aspettativa che i disavanzi eccessivi verranno corretti in maniera ordinata». Per tutti e 9 i casi oggetto dell’ultimo esame, basato sulle proiezioni di bilancio comunicate dai Paesi stessi e sulle previsioni di primavera, la Commissione ha concluso che «sebbene i livelli di disavanzo siano di natura eccezionale, in quanto sono principalmente la conseguenza di una flessione o recessione economica grave di dimensioni imprevedibili, essi non sono né prossimi al valore di riferimento né temporanei». In particolare, per quanto riguarda l’Italia, il deficit del 5,3% del Pil programmato dal governo italiano «va oltre e non è prossimo al valore di riferimento del 3%» e «sebbene possa essere considerato come eccezionale, non può essere considerato temporaneo», scrive la Commissione. Ancor peggio per il debito pubblico, programmato dal governo italiano al 115,1% del Pil nel 2009, che secondo l’esecutivo dell’Ue «non diminuisce in maniera sufficiente, con un andamento verso il valore di riferimento non soddisfacente».

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/economy_finance

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