Contro la crisi serve una politica sociale

novembre 2009

La strategia europea integrata a lungo termine “EU 2020”, che succederà nel 2010 alla Strategia di Lisbona, dovrà basarsi su una crescita duratura, un’economia “verde” e la coesione sociale, su questo è stato espresso pieno consenso tra i partecipanti del Vertice sociale tripartito, svoltosi alla vigilia del Consiglio europeo d’autunno, cui hanno preso parte i rappresentanti della Commissione europea, dell’attuale presidenza di turno svedese e delle future presidenze spagnola e belga, insieme ai principali esponenti delle parti sociali europee.

«La crisi ha mostrato la vulnerabilità delle nostre economie ma anche la resilienza del modello sociale europeo e, in particolare, ‘importanza dei sistemi di protezione sociale» ha dichiarato il commissario europeo responsabile per l’Occupazione e gli Affari sociali, Vladimír Špidla, secondo cui l’occupazione e le misure di protezione sociale devono avere il giusto spazio nella Strategia EU 2020: «Mi auguro che affronteremo insieme la sfida futura, che consiste nel passare da una politica di governo della crisi a una strategia di crescita a lungo termine» ha aggiunto il commissario europeo.

Dal canto loro i partner sociali europei (Ces, BusinessEurope, Ceep e Ueapme) si sono trovati d’accordo sul fatto che la crisi continua a colpire il mercato del lavoro e sulla necessità di riflettere sulla strategia per il dopo-crisi. La richiesta dei partner sociali europei alle istituzioni dell’Ue è stata di essere pienamente coinvolti nella definizione della futura Strategia EU 2020, con l’impegno a lavorare insieme per la preparazione di un contributo comune.

La Confederazione europea dei sindacati (Ces), in particolare, ritiene urgente adottare politiche forti che permettano lo sviluppo economico, sociale e ambientale. Secondo la Ces, per superare in modo durevole la crisi serve una vera strategia che contrasti la disoccupazione di massa, da elaborare a breve scadenza e che dia uno stimolo forte sulla base di uno sforzo congiunto. I sindacati europei chiedono alle istituzioni dell’Ue di elaborare un piano europeo d’investimento equivalente all’1% del Pil per creare più posti di lavoro e di migliore qualità, di promuovere l’innovazione e la ricerca, di contribuire a creare i nuovi settori “verdi” ed almeno due milioni di nuovi posti di lavoro.  Per salvaguardare l’occupazione la Ces chiede una politica sociale forte e concreta, che mantenga i lavoratori nelle loro occupazioni, consenta loro redditi adeguati, livelli elevati di protezione, possibilità di crescita e il rispetto dei loro diritti. Allo stesso tempo va evitata qualsiasi strategia di uscita dalla crisi che apra la porta a una maggiore deregolamentazione dei mercati dell’occupazione, dei salari, dei servizi pubblici.

Cese: fare un buon uso
della flexicurity

Un appello per la salvaguardia dei diritti dei cittadini in ambito lavorativo è giunto anche dal Comitato economico e sociale europeo (Cese), che ha chiesto alla presidenza di turno svedese dell’Ue di controllare che le politiche di flexicurity (flessibilità e sicurezza) siano utilizzate per combattere la precarietà in questo periodo di crisi economica.

Secondo il Cese, infatti, le priorità dell’Ue devono essere quelle di garantire la sicurezza dei salari, la protezione dei disoccupati e politiche di formazione e reinserimento professionale, mentre va evitato che i datori di lavoro abusino delle possibilità offerte dalla flessibilità per licenziare e assumere lavoratori in condizioni di precarietà.

È necessario «stabilire principi chiari» ha sottolineato il Cese, perché «un impiego troppo flessibile può divenire un impiego precario e causare una situazione di povertà». Tutti gli attori sociali sono quindi invitati dal Comitato economico e sociale europeo a trovare un giusto equilibrio tra flessibilità e sicurezza, che sia frutto del dialogo sociale e che non favorisca l’insicurezza nel mercato del lavoro. A tal fine il Cese ha proposto di creare un sito web per favorire lo scambio di esperienze e buone pratiche nel quadro di questo tipo di iniziative.

mantenere buoni livelli
di protezione sociale

«La Strategia per la crescita e l’occupazione deve prestare maggiore attenzione alla coesione sociale» ha sostenuto la Commissione europea presentando un Rapporto redatto dal Comitato per la Protezione sociale.

Secondo il Rapporto, i sistemi di protezione sociale hanno avuto un ruolo importante nell’arginare gli effetti della crisi finanziaria ma da soli non sono sufficienti a prevenire la povertà. Il Comitato per la protezione sociale invita, dunque, le istituzioni nazionali e comunitarie ad un maggiore impegno nel contrasto della povertà infantile e nella promozione dell’inclusione attiva, integrando la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale nel rilancio della strategia per la crescita e l’occupazione.

«Avere un lavoro – ha dichiarato il commissario europeo all’Occupazione e agli Affari sociali, Vladimír Špidla – rimane il miglior fattore di protezione contro l’esclusione ma non si dimostra sufficiente e sottrarsi alla povertà». La povertà e l’esclusione restano problemi di primo piano, sia pure con significative differenze tra i diversi Stati membri: è a rischio di povertà l’8% dei lavoratori dell’UE ma il valore arriva al 10% in Paesi come Italia, Repubblica Ceca e Paesi Bassi e addirittura al 20% n Bulgaria, Lettonia e Romania.

Il mercato del lavoro resta poco accessibile per alcune categorie particolarmente vulnerabili (lavoratori poco qualificati, migranti, famiglie monoparentali), che spesso hanno anche difficoltà di accesso ai servizi di sostegno, ai sussidi e alla protezione sociale; anche la qualità del lavoro rappresenta spesso un problema: lavori precari, intermittenti o a tempo parziale hanno come conseguenza livelli salariali orari più bassi e non si configurano come prima tappa verso l’acquisizione di una condizione professionale migliore.

Per fronteggiare questa complessa situazione, conclude il Rapporto, è necessario sostenere i gruppi più vulnerabili e limitare le perdite di capitale umano, ad esempio contrastando la frammentazione del mercato del lavoro. Va proseguita, inoltre, la strada delle riforme e della modernizzazione dei sistemi di protezione sociale, garantendo a tutti l’accesso a servizi di qualità e l’efficienza della spesa pubblica.

L’ultimo dato sul quale il Rapporto si sofferma è l’estrema variabilità delle strategie adottate dagli Stati membri per fronteggiare le conseguenze sociali della crisi: in alcuni Stati la copertura fornita dai sistemi di protezione sociale registra preoccupanti indebolimenti, in altre situazioni vi sono invece squilibri di finanza pubblica che lasciano poco margine a manovre correttive degli effetti della crisi, infine vi sono Paesi meglio preparati nell’immediato per i cui sistemi di protezione sociale sussistono però dubbi di sostenibilità di lungo periodo. Per tutti i Paesi l’obiettivo deve essere la promozione della partecipazione al mercato del lavoro, a cui deve accompagnarsi il miglioramento dell’equità, dell’efficienza e dell’efficacia della spesa sociale. Essa può diventare uno strumento automatico di stabilizzazione dell’economia se cresce in tempi di crisi e decresce in fase di miglioramento dell’economia.

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/socialdialogue

http://eesc.europa.eu

CES: UNA STRATEGIA DI USCITA DALLA DISOCCUPAZIONE

Secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), il messaggio politico lanciato dai ministri economico-finanziari europei esula dalla reale questione che deve essere affrontata urgentemente, ossia «come assicurare un forte rilancio e fare diminuire la disoccupazione». In una dichiarazione politica adottata dal suo Comitato esecutivo, la Ces ha proposto un piano europeo di investimento dell’1% del Pil, «che deve essere pagato da quei redditi che hanno approfittato della speculazione causando la crisi».

I ministri europei delle Finanze eludono la questione centrale, sostiene la Ces: «L’economia non sta attraversando un momento di rallentamento temporaneo, ma al contrario sta facendo fronte ad una prolungata debolezza della domanda e dell’attività economica a causa dei carichi eccessivi dei debiti del settore privato». Perciò, oggi la vera questione non sta nel capire come eliminare gli stimoli fiscali, ma come conservare e migliorare in modo sensibile gli stimoli fiscali al fine di aiutare il settore privato a ridurre i propri debiti senza causare allo stesso tempo un rallentamento prolungato dell’attività economica.

Per far ciò, la Ces propone un approccio fondato su tre pilastri:

- Un patto di stabilità rovesciato per evitare che i singoli Paesi precipitino prematuramente verso una disastrosa politica di ripresa fiscale.

- Trasformare gli stimoli temporanei in stimoli all’investimento. La Ces chiede un annuale ed ulteriore stimolo fiscale dell’1% del Pil per i prossimi tre anni, da investire nell’“ecologizzazione” dell’economia europea.

- La giustizia sociale e distributiva è la vera strategia di ripresa fiscale. Coloro che hanno causato la crisi e approfittato della speculazione e del “capitalismo casinò” devono oggi assumersi le proprie responsabilità. «Se i ministri delle Finanze si preoccupano davvero della sostenibilità delle finanze pubbliche, devono urgentemente bloccare la concorrenza fiscale in Europa. In tal modo i redditi mobili e poco tassati possono essere forzati a contribuire in modo sensibile al consolidamento delle finanze pubbliche, senza mettere in pericolo la dinamica della domanda globale» sostiene la Ces.

«La crisi e la disoccupazione di massa non spariranno da sole. Se i ministri Ecofin si limiteranno a delle strategie di ripresa fiscale, sperando che il rilancio sia automatico, mettono il carro davanti ai buoi. Con un’imposta sulle operazioni finanziarie, l’Europa può finanziare la maggior parte del piano europeo di investimento di 130 miliardi che la Ces reclama» ha dichiarato il segretario generale della Ces, John Monks.

INFORMAZIONI: http://www.etic.org

GIORNATA MONDIALE 2009 PER IL LAVORO DIGNITOSO

«Il salario dignitoso è un diritto umano per la maggioranza dei lavoratori nel mondo, ma oggi è un diritto negato», per questo la campagna internazionale Clean Clothes ha lanciato un appello in occasione della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, il 7 ottobre scorso. Come spiegano infatti i promotori della campagna internazionale, che in Italia è sostenuta dalla coalizione Abiti puliti in collaborazione con il Tribunale Permanente dei Popoli, «il salario dignitoso copre i bisogni fondamentali di una famiglia di lavoratori: cibo, abitazione, abbigliamento, scuola e cura dei bambini, salute e trasporti. Oggi tuttavia i salari nell’industria tessile sono spesso così bassi che i lavoratori e le loro famiglie soffrono di malnutrizione e vivono in condizioni di povertà». Per la Giornata mondiale 2009, la coalizione internazionale si è impegnata in particolare a fare pressione sui grandi gruppi della distribuzione affinché sia assunta e applicata la proposta di un salario minimo dignitoso per tutta l’Asia (Asia Floor Wage – Afw). L’appello è stato rivolto ai grandi nomi della distribuzione come Carrefour, Tesco, Aldi e Lidl, nonché a imprese leader italiane quali Coop, Coin-OViesse, Rinascente e Upim.

«L’alleanza per l’Asia Floor Wage unisce sindacati e Ong in Asia intorno ad un’unica proposta di salario dignitoso; è una risposta forte alle pratiche delle imprese che hanno tenuto i salari sotto il livello di povertà e messo i lavoratori gli uni contro gli altri» ha spiegato il segretariato internazionale della Clean Clothes Campaign, Jeroen Merk. Il salario dignitoso, un diritto umano riconosciuto a livello internazionale, è regolarmente negato ai lavoratori tessili nell’industria globale, in prevalenza donne, che producono abbigliamento per le catene distributive internazionali vivendo in condizioni di estrema povertà. «Il salario dignitoso – osserva la portavoce della campagna Abiti Puliti, Deborah Lucchetti – è la prima risposta inclusiva per il riequilibrio della domanda globale che può sollevare milioni di lavoratori dalla povertà endemica in cui si trovano».

INFORMAZIONI: http://www.wddw.org

http://www.cleanclothes.org

http://www.abitipuliti.org

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