Aspettando Copenaghen

novembre 2009

Vignetta di Steve

Vignetta di Steve

Accordo di massima sul contributo finanziario dell’Ue nella lotta ai cambiamenti climatici, ma «condizionale a sforzi comparabili di altri attori chiave», concessioni alla Repubblica Ceca sul Trattato di Lisbona e un approccio più coordinato su immigrazione e asilo, queste le principali decisioni del Consiglio europeo svoltosi nei giorni 29-30 ottobre scorsi.
Sulla questione climatico-ambientale in particolare, la più delicata e attesa soprattutto in vista della Conferenza dell’Onu che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre prossimi, il compromesso tra i 27 capi di Stato e di governo dell’Ue è giunto dopo una lunga trattativa, con i nuovi Stati membri che hanno fatto resistenza a prendere impegni finanziari definiti da destinare ai Paesi in via di sviluppo (Pvs). Così, mentre la Commissione europea aveva indicato una cifra di 5-7 miliardi di euro per i prossimi tre anni, il Consiglio europeo ha stabilito che l’importo da destinare ai Pvs sarà determinato «alla luce dell’esito della Conferenza di Copenaghen». In sostanza, l’impegno dell’Ue è confermato ma solo se faranno lo stesso le altre potenze mondiali: «Tutti i Paesi, salvo quelli meno avanzati, dovrebbero contribuire al finanziamento pubblico internazionale secondo un criterio di ripartizione globale e completo, basato sui livelli di emissione e sul Pil, per rispecchiare sia la responsabilità delle emissioni globali sia la capacità contributiva, con un peso significativo sui livelli di emissione» si legge nelle conclusioni del Consiglio, che approva la stima della Commissione di circa 100 miliardi di euro entro il 2020 quale costo totale della mitigazione e dell’adattamento dei Pvs, «da sostenere mediante la combinazione dei loro sforzi propri, il mercato internazionale del CO2 e i finanziamenti pubblici internazionali», ma solo «sulla base di un’equa ripartizione degli oneri a livello globale». Il Consiglio europeo ha esortato tutte le parti ad aderire all’obiettivo dei 2°C e a concordare l’obiettivo di conseguire, entro il 2050, una riduzione delle emissioni a livello globale di almeno il 50% e riduzioni aggregate delle emissioni dei Paesi sviluppati di almeno l’80-95% rispetto ai livelli del 1990. L’Ue conferma poi il suo impegno a ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 quale «offerta condizionale» per un accordo globale e completo per il periodo successivo al 2012, «purché altri Paesi sviluppati si impegnino a loro volta ad analoghe riduzioni e i Paesi in via di sviluppo contribuiscano adeguatamente in funzione delle loro responsabilità e capacità rispettive». L’intervento isolato dell’Ue, ha infatti sottolineato il Consiglio europeo, «non sarà sufficiente», perché «il raggiungimento di un accordo completo e ambizioso è possibile soltanto se tutte le parti contribuiscono al processo».

altre priorità
del Consiglio europeo

In merito alle questioni istituzionali dell’Ue, invece, accogliendo con favore la ratifica del Trattato di Lisbona da parte di Germania, Irlanda e Polonia, «il che significa che è stato ormai approvato dai cittadini o dai Parlamenti di tutti i 27 Stati membri», il Consiglio ha tenuto conto della posizione espressa dalla Repubblica Ceca (in particolare dal suo presidente Vaclav Klaus) stabilendo di allegare al Trattato di adesione un protocollo sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue da parte della Repubblica Ceca, protocollo in cui è scritto che si applicano a questo Stato membro le stesse condizioni già accordate a Polonia e Regno Unito. Questa decisione dovrebbe convincere l’euroscettico presidente ceco a firmare il Trattato di riforma che dovrebbe così entrare in vigore entro la fine dell’anno.
In materia economico-sociale, il Consiglio europeo ha auspicato misure volte ad assicurare una ripresa economica «forte e sostenibile», convenendo sulla necessità di un’azione coordinata europea e globale per generare «nuove fonti di crescita e maggiore occupazione». In attesa di discutere la nuova Strategia europea per l’occupazione e la crescita, rivedendo la Strategia di Lisbona che termina nel 2010, il Consiglio ha sottolineato l’importanza di riforme per rafforzare il mercato interno, fornire investimenti al settore industriale e creare posti di lavoro del futuro, promuovere maggiori scambi e rafforzare il settore finanziario.
Per quanto concerne l’immigrazione e l’asilo, il Consiglio ritiene che «una politica migratoria dell’Ue di ampio respiro, lungimirante e globale, conforme al diritto internazionale, è il fondamento di azioni sostenibili a medio e lungo termine di gestione della migrazione», un’impostazione che secondo i leader europei è rispecchiata dal Programma pluriennale di Stoccolma che sarà adottato a dicembre. Intanto sono richiesti sforzi per adottare un sistema comune di asilo, migliorare la «solidarietà tangibile ed efficace con gli Stati membri che subiscono una particolare pressione», potenziare l’operatività di Frontex contro l’immigrazione illegale «badando a tutelare le persone bisognose di protezione che viaggiano in flussi misti, in conformità del diritto internazionale», intensificare il dialogo con la Libia sulla gestione della migrazione e potenziare gli accordi di riammissione «quale strumento di lotta all’immigrazione clandestina».

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