Orientamenti politici della nuova Commissione

settembre 2009

Viviamo tempi straordinari. La crisi che ci troviamo ad affrontare non è soltanto finanziaria ed economica, è anche una crisi dei valori fondanti delle nostre società. Al tempo stesso, questa difficile congiuntura è la dimostrazione del grado di interdipendenza cui è giunto il mondo nel XXI secolo. Essa conferma quelli che possono diventare mutamenti fondamentali nelle relazioni e negli equilibri tra le potenze mondiali. Ecco perché abbiamo bisogno di una riflessione ad ampio raggio sul modello di società in cui vogliamo vivere».
Inizia così il documento politico presentato dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, rieletto il 16 settembre scorso per un secondo mandato di cinque anni alla presidenza dell’esecutivo dell’Ue, di cui riportiamo di seguito alcuni passaggi.

«È un momento decisivo per l’Europa, un momento in cui essa si trova a dover rispondere a un interrogativo cruciale: intendiamo assumere un ruolo guida, modellando il processo di globalizzazione sui nostri valori e interessi, o vogliamo lasciare ad altri l’iniziativa e accettare il modello di società che essi avranno elaborato?
L’alternativa è chiara, la scelta da compiere è ardua: o noi europei decidiamo di affrontare insieme questa sfida oppure diventeremo irrilevanti sulla scena mondiale.
Sono convinto che l’Europa può – e deve – in collaborazione con i nostri partner prendere le redini del processo di globalizzazione con la necessaria capacità di leadership. Per poter ricoprire il ruolo che le compete, l’Europa deve accettare l’idea di interdipendenza globale come punto di partenza della propria “dichiarazione d’interdipendenza”. L’Unione europea – che in aggiunta al suo vasto mercato interno può contare sulle forze riunite delle istituzioni europee e dei suoi 27 Stati membri – dispone della massa critica utile per diffondere i nostri valori e tutelare i nostri interessi. Non solo: è anche particolarmente adatta a questo compito per via dell’esperienza acquisita nel definire norme e realizzare istituzioni a carattere sopranazionale. L’Unione ha alle spalle quasi 60 anni di vita come laboratorio di cooperazione transfrontaliera sopranazionale, una lunga storia che ne fa un campione naturale della governance globale.
Il Trattato di Lisbona, che mi auguro venga ben presto ratificato, ci offrirà la capacità istituzionale per agire concretamente. Tuttavia, far fronte a queste sfide è anche una questione di volontà politica. Non sono tempi, questi, che consentano di adagiarsi nella routine come se nulla fosse – ciò di cui abbiamo bisogno è un’agenda di lavori all’insegna delle trasformazioni. Abbiamo bisogno, più che mai, di un’Unione europea forte. Vorrei che fosse chiaro, tuttavia, che questo non significa una maggiore centralizzazione dei poteri a Bruxelles. Il Trattato di Lisbona e i principi di sussidiarietà e di solidarietà in esso sanciti stabiliscono il livello adeguato per un conseguimento efficace dei nostri obiettivi.
È necessario riconoscere che la dimensione europea, lo spirito europeo, la cultura europea a tutti i livelli del processo decisionale, come pure il metodo comunitario, sono determinanti per mettere a frutto le risorse di cui dispone l’Europa per garantire ai cittadini i risultati migliori. Occorre sfruttare in modo produttivo l’effetto leva dell’Europa sul piano economico e commerciale: dal mercato interno e dall’euro alla politica di coesione.

un’economia sociale di mercato

L’Europa è riuscita a costruire un’economia sociale di mercato e un modello di società che superano la dicotomia distruttiva tra mercati non regolamentati e Stati dal potere eccessivo. La storia e l’esperienza che abbiamo fin qui condiviso dimostrano che non è possibile trovare le risposte alle sfide di oggi né nel solo mercato né affidandoci unicamente allo Stato: per poter soddisfare le esigenze dei cittadini, queste risposte devono provenire dalla società stessa. Il principio della dignità umana deve essere al centro della nostra azione. Una strategia fondata sui valori costituisce la piattaforma adeguata per il nostro compito di trovare nella pratica soluzioni accettabili per i cittadini europei. Le politiche europee devono prefiggersi risultati concreti a vantaggio di questi ultimi. È questo il modo per colmare il divario tra la realtà dell’integrazione europea e la percezione che ne ha l’opinione pubblica.
È ovvio che nel breve termine la priorità assoluta è riuscire a superare la crisi, sostenere la domanda e arginare l’aumento della disoccupazione. Ciò significa attuare in modo vigoroso il programma europeo di ripresa economica, mantenere bassi i tassi d’interesse, garantire il ritorno delle banche a normali condizioni di redditività e far uso della nostra disciplina degli aiuti pubblici per sostenere i governi nei loro sforzi volti a rilanciare l’attività economica senza che ciò comporti ripercussioni negative per altri Stati membri – tutte iniziative da attuare nel quadro di una strategia globale coordinata a livello europeo. È ancora troppo presto per revocare i provvedimenti di stimolo e sostegno all’economia e al settore finanziario.
Nell’attuale congiuntura, l’occupazione è con tutta evidenza il problema principale. È di fondamentale importanza ricorrere a tutti gli strumenti possibili per impedire ulteriori perdite di posti di lavoro ed aiutare chi è attualmente disoccupato. Data la situazione di incertezza in cui versa oggi la società intera, è necessario che a tutti i livelli del processo decisionale venga rivolta molta più attenzione alla dimensione sociale in Europa.
Nel contempo, occorre anche attuare il più rapidamente possibile una riforma efficace e responsabile dei mercati finanziari, in modo da fondarne nuovamente l’azione su quei principi etici essenziali sia per il loro corretto funzionamento che per la loro legittimità.

definire gli obiettivi prioritari
Tuttavia, per gettare le basi di un futuro più sostenibile dobbiamo essere capaci fin da ora di progettare al di là del breve periodo. Definire gli obiettivi prioritari per l’Europa con un orizzonte decennale ci consentirà di delineare meglio il lavoro che la Commissione dovrà portare a termine nei prossimi cinque anni. Questo quadro temporale ci aiuterà a prendere le decisioni giuste per il lungo periodo, orientando le nostre scelte su come e dove investire oggi nei profondi e innovativi cambiamenti necessari a preservare il modello europeo di società e a conseguire i nostri obiettivi in un mondo sempre più competitivo.
La vasta panoplia di strategie e strumenti elaborati dall’Ue negli ultimi anni mette già a nostra disposizione buona parte degli ingredienti richiesti. La mia proposta consiste nel mettere insieme queste strategie e questi strumenti, se necessario con gli opportuni correttivi. In particolare, occorre rivedere l’attuale Strategia di Lisbona per adeguarne il contenuto al periodo successivo al 2010, trasformandola in una strategia per una visione integrata dell’“Ue 2020”. La strategia per l’“Ue 2020” comprenderà un approccio più omogeneo e coordinato alla riforma delle economie europee tramite investimenti in nuove fonti di crescita. Questo significa promuovere la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Significa rafforzare le competenze quale punto di partenza per la crescita occupazionale. Significa maggiore competitività e meno oneri amministrativi per potenziare la nostra base industriale, un settore terziario moderno e un’economia rurale prospera. Significa risolvere il nodo dei “collegamenti mancanti” nel mercato interno per realizzarne tutto il potenziale. Significa iniziative di lotta al cambiamento climatico e per la sicurezza energetica per rendere sostenibili le nostre economie e le nostre società. Significa costruire e installare le reti che useremo in futuro, tanto per la banda larga quanto nel caso di una nuova super-rete europea per l’elettricità e il gas. E significa, infine, garantire finanze pubbliche solide. Intendo adottare una strategia traducibile in iniziative concrete (…) per dare forma al tipo di economia sociale di mercato partecipativa e sostenibile nella quale noi tutti desideriamo vivere.
Il nucleo di questa strategia è il nostro impegno a realizzare mercati aperti e stabili. Entro i confini dell’Unione, essa si basa su una strenua difesa del mercato unico e della disciplina della concorrenza e degli aiuti pubblici, la quale offre una parità di condizioni che garantisce accesso e opportunità per tutti, a prescindere dalle loro dimensioni o dal potere di cui dispongono – e questo vale in particolare per i consumatori e le Pmi. Sotto il profilo esterno, la strategia si basa sul rifiuto di qualsiasi forma di protezionismo economico, pur nella risoluta difesa degli interessi europei e senza alcuna ingenuità.

l’Europa dei cittadini
Nutro una profonda passione per l’Europa. Per me, il progetto europeo va ben oltre la sola dimensione economica. Fondato sui valori di pace, libertà, giustizia e solidarietà, questo progetto deve far progredire l’Europa dei cittadini. L’Unione europea offre ai suoi cittadini diritti, protezione e opportunità, nel mercato e anche al di là del mercato. Non solo: contribuisce inoltre ad avvicinare le persone, utilizzando la diversità culturale dell’Europa come potente canale di comunicazione. I principi della libera circolazione e del pari trattamento dei cittadini dell’Unione devono diventare una realtà nella vita quotidiana.
Lungo questo cammino, l’Europa può promuovere i suoi valori e interessi al di là dei soli Paesi vicini. Può diventare un vero e proprio partner nella leadership su scala globale, tanto a livello multilaterale nel quadro delle Nazioni Unite quanto con i nostri partner del G8 e del G20. Può avviare un dialogo con le economie emergenti ed esortarle ad assumersi maggiori responsabilità. Può inoltre patrocinare in modo credibile la causa dei diritti umani e dello sviluppo, soprattutto nel campo della lotta contro la povertà in Africa.

l’Europa politica
Per conseguire questi traguardi, abbiamo bisogno di un’Europa più politica. Ciò richiede uno speciale partenariato tra le due istituzioni europee per eccellenza: la Commissione e il Parlamento europeo. Ricade su di noi la responsabilità congiunta di tutelare il bene comune europeo: è grazie alla collaborazione e a un consenso inequivocabile su una comune visione dell’Europa che saremo in grado di tradurre in realtà nel modo migliore i nostri ambiziosi obiettivi per l’agenda di lavori all’insegna delle trasformazioni che l’Europa di domani ci chiede di adottare. (…)

sfide enormi da fronteggiare
Stiamo vivendo un periodo di mutamenti, in cui è opportuno che l’Europa colga l’occasione di trovare risposte nuove a nuovi interrogativi e di far valere in modi nuovi i suoi punti di forza fondamentali. Dobbiamo agire di comune accordo per costruire una ripresa sostenibile. La gente è preoccupata per il futuro, a livello tanto d’individui quanto di famiglie. Limitarsi a perseverare nelle stesse politiche non rappresenta una risposta sufficiente, dobbiamo definire un nuovo approccio che ci consenta di fornire soluzioni efficaci e durevoli. Soltanto una strategia integrata estesa all’intera Ue può avviare l’Europa verso un ritorno ad una crescita economica vigorosa e sostenibile ed alla creazione di posti di lavoro, a vantaggio dei suoi cittadini.
Attualmente vedo cinque sfide fondamentali cui l’Europa deve far fronte:
1. Rilanciare la crescita economica nel presente e garantirne la sostenibilità e la competitività a lungo termine nel futuro
Le previsioni per l’anno in corso indicano un calo del Pil nell’Ue del 4% circa. È evidente che, almeno per qualche tempo, la crescita globale non tornerà ai livelli di prima della crisi, o forse non vi tornerà mai più. Quei tassi di crescita, e il modello economico che ne costituiva la base, non erano assolutamente sostenibili. L’approccio alla ripresa dovrà essere diverso da quelli seguiti in passato.
2. Combattere la disoccupazione e consolidare la nostra coesione sociale
Dopo i 18 milioni di posti di lavoro creati tra il 1997 e il 2007, la crisi è stata all’origine di perdite di occupazione nell’intera Ue, con il rischio aggiunto di maggiori problemi sociali come l’aggravarsi della povertà. Tra il 2007 ed il 2010 è probabile che il numero di disoccupati nell’Ue aumenti di oltre 8 milioni. Stiamo vivendo circostanze eccezionali e abbiamo bisogno che a tutti i livelli di governo venga rivolta molta più attenzione alla dimensione sociale in Europa. Sarà necessario intervenire senza indugio per lottare contro la disoccupazione attuale, ma anche per tener conto delle persone che devono affrontare ostacoli strutturali di lungo termine all’occupazione, come i giovani ed i lavoratori scarsamente qualificati. Nel contempo occorre tener presenti le esigenze di una popolazione in via d’invecchiamento e degli elementi più vulnerabili della nostra società. Solo così potremo garantire che una salda coesione sociale caratterizzi il modello europeo di società.
3. Trasformare la sfida di un’Europa sostenibile in un vantaggio competitivo
L’Ue ha assunto un ruolo di punta nei negoziati internazionali sull’ambiente in settori quali il cambiamento climatico e la biodiversità. Abbiamo stabilito obiettivi vincolanti per ridurre le nostre emissioni di gas serra entro il 2020. Adesso si tratta di dimostrare come la lotta al cambiamento climatico possa contribuire a modernizzare le nostre economie e come offra la migliore piattaforma per sfruttare i vantaggi di una posizione tecnologica all’avanguardia.
4. Garantire la sicurezza degli europei
La lotta al terrorismo, alla criminalità internazionale e alla tratta di esseri umani rappresenta una battaglia che dobbiamo vincere. L’attuale crisi determina rischi aggiuntivi, accentuando il pericolo che gli estremismi si accentuino facendo leva sulle tensioni sociali ed etniche. Per essere sicura, l’Europa deve inoltre poter contare su fonti affidabili di approvvigionamento in energia, alimenti e altre materie prime di fronte all’aumento della concorrenza internazionale.
5. Consolidare la cittadinanza e la partecipazione nell’Ue
Ravvivare il collegamento tra le popolazioni europee e l’Ue potenzierà la legittimità e l’efficacia dell’Unione. Il conseguimento di questi obiettivi si gioverà del fatto di accordare ai cittadini la facoltà d’intervenire in decisioni che ne influenzano la vita, tra l’altro garantendo la trasparenza del modo in cui vengono adottate. Ciò significa che i diritti dei cittadini europei devono produrre effetti reali: i cittadini non devono più incontrare ostacoli quando attraversano i confini interni dell’Unione.
L’Europa deve lavorare insieme su queste problematiche. Gli Stati membri non possono risolvere i problemi da soli. Insieme ce la possiamo fare.

… ma altrettanto enormi risorse
Nutro la massima fiducia nella capacità dell’Europa di vincere queste sfide costruendo sui suoi punti forti e rimanendo al tempo stesso fedele ai suoi valori.
• Siamo un continente di democrazie stabili con il più grande sistema democratico transnazionale del mondo.
• Siamo una comunità di diritto, dotata di un solido assetto istituzionale.
• Abbiamo un’economia sociale di mercato che ha dato buona prova di sé.
• Nel campo delle risorse umane disponiamo di un’enorme ricchezza di talenti, che ci consente di essere all’altezza di quanto di meglio si fa nel mondo nel campo dell’industria manifatturiera, dell’agricoltura e dei servizi.
• Disponiamo di un mercato unico sofisticato, che è stato in grado di resistere nelle circostanze più difficili e ha consolidato la sua posizione in quanto fattore fondamentale di promozione della crescita europea.
• Abbiamo una moneta unica, che si è dimostrata un’ancora di stabilità e che può continuare ad acquistare importanza.
• Abbiamo politiche comunitarie ben sviluppate, che ci consentono di condividere esperienze, di sfruttare economie di scala e di dare impulso alla coesione sociale ed economica in tutte le regioni dell’Unione.
• Abbiamo portato a termine con successo una fase di allargamento che ci ha reso più forti all’interno ed all’esterno.
• Godiamo di una posizione di prestigio nel mondo: Paesi di tutto il globo guardano all’Ue per averne ispirazione e guida.
La crisi attuale ha dimostrato che abbiamo raggiunto livelli di interdipendenza globale senza precedenti e ha messo in luce un punto di forza particolare dell’Ue.
Nessuna regione al mondo possiede un’esperienza paragonabile a quella dell’Unione europea per quanto riguarda la fissazione di norme transnazionali e la gestione di istituzioni transnazionali. Questo fa dell’Ue il difensore naturale della governance globale di cui il nostro pianeta ha bisogno. Sono convinto che se sapremo approfittare di questa fase di cambiamento saremo in grado di proporre alla comunità mondiale alcune soluzioni per rispondere alla sfida dell’interdipendenza nel XXI secolo».

INFORMAZIONI: questo testo è tratto dal documento “Orientamenti politici per la prossima Commissione”, scritto da Josè Manuel Barroso e disponibile al seguente indirizzo web:
http://ec.europa.eu/news/eu_explained /090916_it.htm

UNA PROSPETTIVA A LUNGO TERMINE: L’UE 2020

Il presidente rieletto della Commissione europea propone di lavorare nell’ambito di una strategia europea che guardi oltre il mandato quinquennale dell’esecutivo europeo.
«I mesi e gli anni a venire determineranno la rapidità ed il vigore della nostra ripresa dalla crisi e l’influenza che potremo esercitare nel configurare un nuovo ordine mondiale. Per stabilire correttamente gli obiettivi prioritari della prossima Commissione occorre adottare una prospettiva più a lungo termine. Abbiamo già fissato il 2020 come data per il conseguimento dei nostri ambiziosi obiettivi in termini di cambiamento climatico e consumi energetici. Fissare gli obiettivi prioritari per l’Europa con un orizzonte decennale ci consentirà di definire meglio quello che sarà il compito della Commissione nei prossimi cinque anni. Un quadro a più lungo termine ci aiuterà a decidere con cognizione di causa come e dove investire adesso nei profondi ed innovativi cambiamenti necessari per definire un programma per l’Ue di domani fondato sulla trasformazione. Se riusciremo ad impostare correttamente la nostra visione dell’Ue nel 2020 potremo far fruttare i talenti e le risorse dell’Europa e dare nuovo vigore all’economia sociale e partecipativa di mercato che costituisce l’elemento distintivo del modo di vita europeo.
Disponiamo già adesso di molti degli ingredienti necessari, rappresentati dalle strategie e dagli strumenti che l’Ue ha sviluppato negli ultimi anni: la Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, l’agenda sociale rinnovata, il Patto di stabilità e crescita, la politica della concorrenza e degli aiuti pubblici, la strategia per lo sviluppo sostenibile, la nostra strategia in tema di cambiamento climatico ed energia, lo Spazio europeo della ricerca, il Programma dell’Aia e quello attuale di Stoccolma.
Ciascuno di questi strumenti, tuttavia, è stato sviluppato indipendentemente dagli altri, cosicché essi non forniscono una visione globale del tipo di società che desideriamo costruire in futuro. La mia proposta consiste nell’incanalare queste strategie e questi strumenti diversi, se necessario adattandoli, per arrivare al tipo di economia sociale di mercato partecipativa e sostenibile nella quale noi tutti desideriamo vivere.
Dobbiamo rivedere l’attuale Strategia di Lisbona per adattarla al periodo post-2010, trasformandola in una strategia di convergenza e coordinamento basata su questa visione integrata dell’Ue nel 2020. A tal fine, occorre agire tanto nell’immediato quanto nel lungo termine:
• riuscendo a superare con successo la crisi;
• assumendo un ruolo guida nella lotta al cambiamento climatico;
• sviluppando nuovi fattori di crescita sostenibile e di coesione sociale;
• facendo progredire un’Europa dei popoli;
• dando il via a una nuova era per l’Europa globale.
È urgente agire adesso su tutti questi punti perché i risultati comincino a manifestarsi rapidamente, anche se in alcuni campi ci vorrà più tempo perché le nostre iniziative diano frutto».

UN PIANO PER L’OCCUPAZIONE

Nel programma del rieletto presidente della Commissione europea è proposto anche un “piano di occupazione per un ambiente di lavoro in mutamento”:
«Se è vero che occorre adeguare le qualifiche alla realtà professionale per garantire in futuro condizioni di lavoro dignitose e impieghi di qualità, allo stesso tempo dobbiamo anche tenere conto dei profondi cambiamenti in atto nel modo di lavorare. Sviluppi come il telelavoro, l’orario flessibile, il prolungamento della vita lavorativa e il più rapido mutamento dei profili professionali incidono sulla vita quotidiana di milioni di europei. Suscitano nuovi interrogativi in merito a un piano di occupazione inteso a migliorare i diritti dei lavoratori: equilibrio tra lavoro e vita privata (il triangolo ferie-custodia dei bambini-orario flessibile), condizioni di lavoro, ma anche politiche attive per il mercato del lavoro, e flessicurezza.
Occorre garantire la permanenza, all’interno di un nuovo approccio, dei valori fondamentali di inclusione, equità e giustizia sociale. Non permetteremo che vengano messi a repentaglio diritti sociali di base quali il diritto di associazione o il diritto di sciopero, che sono fondamentali per il modello europeo di società. Anche se la globalizzazione esercita una forte pressione sulla nostra competitività, non dobbiamo mai rispondere abbassando i nostri standard, ma dobbiamo piuttosto convincere altri partner ad adottare standard analoghi, per il loro stesso benessere, e continuare a promuovere condizioni di lavoro dignitose e altri standard in ogni parte del mondo.
In stretta collaborazione con le parti sociali, dovremmo abbandonare il vecchio modello di rapporto di lavoro conflittuale, ormai superato, per adottare un approccio più inclusivo all’ambiente di lavoro, basato sull’impegno del lavoratore e sulla qualità del lavoro. Tale approccio deve essere definito all’interno di un quadro più ampio, che si fondi sui valori e sulle convinzioni che ci portano a credere in un’Europa più giusta e inclusiva. Parità tra i generi e eliminazione del divario retributivo fra i sessi, rispetto delle diversità, non discriminazione, pari opportunità, tutela delle minoranze sono valori fondamentali dell’Ue, strettamente collegati al più vasto programma in materia di diritti umani e libertà fondamentali.
La prossima Commissione ha il dovere di affrontare queste problematiche in modo più integrato, esaminando in che misura le competenze dell’Ue le consentono di contribuire direttamente a spianare la via al cambiamento».

SINDACATI EUROPEI A BARROSO: «PIÙ PRECISIONE SULLE PRIORITÀ POLITICHE»

Commentando le priorità politiche rese note dal rieletto presidente Barroso per il nuovo mandato della Commissione europea, il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), John Monks, ha dichiarato: «Tenuto conto della crisi, il presidente deve essere più preciso riguardo alle soluzioni proposte. Chiediamo alla prossima Commissione e al nuovo Parlamento di essere più intraprendenti per quanto riguarda la politica sociale e la politica per l’occupazione. Nell’ultimo periodo l’eccessivo laissez faire del liberalismo ha contribuito a far sprofondare il mondo e le economie europee nel caos e i lavoratori europei stanno pagando le conseguenze con le loro tasse, stipendi e sempre più con il loro lavoro».
Secondo la Ces, ad esempio, nel programma di Barroso «manca qualsiasi idea precisa in merito a quale forma si intenda dare al rafforzamento della direttiva sui lavoratori distaccati. Il presidente della Commissione riconosce l’eguale retribuzione per eguale lavoro a favore di questi lavoratori? La Ces è contrariata per il fatto che egli non ha accennato alla proposta del sindacato europeo per un Protocollo sul progresso sociale. Questi punti devono essere perseguiti e chiariti in Parlamento e la Ces li sottoporrà al presidente Barroso».
I sindacati europei ritengono che sia oggi necessario un nuovo “Social Deal” dell’Ue che comprenda:
• Maggiori investimenti all’interno di un ampio piano di rilancio dell’economia europea. «I propositi della Commissione hanno costituito una tappa utile e modesta ma è essenziale mettere in piedi un programma più vasto e non focalizzarsi prematuramente sulle strategie di uscita dalla recessione. Non abbiamo ancora toccato il fondo e forse ne siamo ancora lontani».
• Un regolamento finanziario più efficace delle istituzioni finanziarie da parte dell’Ue, incluse le banche, i capitali a rischio e i fondi speculativi. «Le economie occidentali non devono “mai più” essere vittime dell’avidità e della speculazione che sono state le cause di questa recessione».
• Misure destinate a rinforzare i diritti dei lavoratori e del sindacato attraverso l’adozione di un Protocollo di sviluppo sociale e una direttiva rivista sui lavoratori distaccati volta a correggere i recenti giudizi (Laval, Viking, Rüffert, Luxemburg) pronunciati dalla Corte di Giustizia europea. «È essenziale ristabilire i nostri diritti fondamentali sulla libera circolazione della mano d’opera dei servizi».
• Attingere agli insegnamenti della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), costituire un organo destinato al controllo della riorganizzazione dell’industria automobilistica, tenendo conto della sua importanza per l’economia e l’occupazione.
Inoltre, ha dichiarato il segretario generale della Ces, «vogliamo anche una leadership europea orientata ad un’unione sociale europea con un maggiore coordinamento sulla politica fiscale; un accordo equo sugli orari di lavoro; una maggiore protezione dei lavoratori precari; una nuova strategia industriale europea; una rapida ed equa transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio e una leadership europea sull’energia in occasione della Conferenza di Copenhagen; una maggiore attenzione nei confronti dell’uguaglianza; il rispetto dei servizi pubblici».
Per quanto riguarda questi punti, ha aggiunto Monks, «faremo pressioni sul presidente e interrogheremo anche tutti i candidati alla Commissione».

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

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