in uscita dalla recessione, ma resta alta l’incertezza

settembre 2009

La Commissione europea ha pubblicato le sue previsioni economiche intermedie, in cui prevede una ripresa della crescita dell’economica europea per il secondo semestre del 2009. Durante l’estate, infatti, l’economia mondiale ha cominciato a stabilizzarsi, i dati sugli scambi e la produzione industriale e sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono in miglioramento. Globalmente, l’aggiornamento prevede per il 2009 un calo del Pil ridotto della metà, da -1,4% delle previsioni di primavera a -0,7%.
Anche nell’Ue la caduta del Pil è significativamente rallentata durante il secondo trimestre 2009, passando da -2,4% nel primo trimestre a -0,2% su base trimestrale. Tuttavia, dal momento che a fine 2008 e inizio 2009 l’attività economica è stata peggiore di quanto inizialmente previsto, quest’anno il Pil dovrebbe comunque retrocedere complessivamente del 4%, sia nell’Ue sia nell’area dell’euro, come previsto in primavera, un calcolo effettuato sulla base delle proiezioni aggiornate per la Francia, la Germania, l’Italia, i Paesi Bassi, la Polonia, la Spagna e il Regno Unito, che insieme costituiscono circa l’80% del Pil dell’Ue. Secondo la Commissione l’incertezza si mantiene a livelli elevati e «sebbene a brevissimo termine la ripresa potrebbe essere sorprendentemente migliore delle previsioni, è ancora da vedere quanto durerà».
Nell’Ue il consumo privato e quello pubblico hanno un andamento positivo, mentre la correzione delle scorte sta proseguendo e gli indicatori ad alta frequenza indicano una certa ripresa nei prossimi trimestri. Si ritiene però che l’impatto della crisi sui mercati del lavoro e sulle finanze pubbliche non si sia ancora del tutto sentito, mentre l’aggiustamento dei mercati immobiliari continua a frenare gli investimenti nel settore dell’edilizia in diversi Paesi.
Rispetto all’inflazione le previsioni della Commissione per il 2009 si mantengono inalterate, allo 0,9% nell’Ue e allo 0,4% nell’area dell’euro, mentre gli effetti di base delle scorse impennate dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari – che spingevano i prezzi al ribasso – stanno svanendo e senza altre significative spinte inflazionistiche in vista.
Sulla base di tali previsioni la situazione attuale è stata così commentata dal commissario europeo agli Affari economici e monetari, Joaquín Almunia: «La situazione è migliorata, grazie soprattutto alle iniezioni di fondi senza precedenti effettuate nell’economia dalle banche centrali e dalle autorità pubbliche, ma la debolezza dell’economia continuerà ad avere ripercussioni negative sull’occupazione e sulle finanze pubbliche. È necessario continuare a mettere in atto le misure di rilancio annunciate per quest’anno e per il 2010; dobbiamo inoltre accelerare il riassesto del settore finanziario in modo da assicurare che le banche siano pronte a concedere prestiti a condizioni ragionevoli non appena le imprese e le famiglie riprenderanno ad investire. È altresì necessario definire una strategia d’“uscita” chiara, credibile e coordinata per riportare progressivamente le finanze pubbliche sulla via della sostenibilità e trovare le risorse necessarie ad accrescere il potenziale occupazionale e di crescita dell’Europa».

condizioni esterne favorevoli
Secondo l’analisi della Commissione europea (e non solo), dunque, l’economia mondiale non è più in caduta libera. I dati recenti sugli scambi e la produzione industriale, così come sulla fiducia delle imprese e dei consumatori, sono «incoraggianti». L’Asia, continente emergente, sembra trainare la ripresa. La crescita in Cina rimane solida, mentre anche negli Stati Uniti la contrazione si è stabilizzata. Si prevede che il pacchetto di stimolo e le esportazioni nette consentiranno agli Stati Uniti di ritrovare una crescita positiva dal terzo trimestre in poi. Globalmente, l’aggiornamento prevede per il 2009 un calo del Pil ridotto della metà rispetto alle previsioni di primavera (da ‑1,4% a -0,7%), ma la durata della ripresa mondiale e i tratti che assumerà sono ancora circondati da «grande incertezza».
Guardando all’Europa, secondo la Commissione esistono motivi per essere moderatamente ottimistici circa le previsioni a breve termine. Oltre al miglioramento del contesto esterno e a condizioni di finanziamento più favorevoli, sia il consumo privato che quello pubblico hanno tenuto bene, mentre la correzione delle scorte sta proseguendo e gli indicatori ad alta frequenza indicano una certa ripresa nei trimestri a venire. Ciò è dovuto in parte a misure di stimolo considerevoli, alcune delle quali dovranno ancora essere attuate quest’anno in diversi Stati membri. «L’impatto della crisi sui mercati del lavoro e sulle finanze pubbliche non si è tuttavia ancora fatto sentire a pieno, mentre l’aggiustamento dei mercati immobiliari continua a frenare gli investimenti nel settore dell’edilizia in diversi Paesi» sottolinea l’esecutivo europeo, secondo cui «la ripresa potrebbe dunque risultare volatile e al di sotto del previsto».

inflazione ai livelli minimi
Nel primo semestre del 2009 il tasso di inflazione dei prezzi al consumo è calato, raggiungendo in luglio il minimo di 0,2% all’interno dell’Ue (-0,7% nell’area dell’euro), spinto al ribasso soprattutto dall’inversione delle scorse impennate dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari. «Ma con la prossima fine di tale effetto e con i prezzi delle materie prime in rialzo, si prevede che il tasso di inflazione aumenterà verso fine anno» osserva la Commissione europea. Non si avvertono spinte inflazionistiche interne, dal momento che l’economia rimane sostanzialmente debole e la crescita dei salari dovrebbe rallentare. Nell’insieme, le previsioni in materia di inflazione rimangono invariate rispetto a quelle di primavera, che nel 2009 la davano allo 0,9% nell’Ue e allo 0,4% nell’area dell’euro.

valutazione dei rischi
Secondo l’analisi della Commissione, «i rischi che gravano sulle previsioni di crescita per il 2009 sembrano nel complesso compensarsi». Se da una parte non si possono escludere ulteriori anelli di retroazione negativa tra un settore immobiliare in lenta ripresa e un settore finanziario ancora fragile, osserva la Commissione, dall’altra «gli interventi pubblici potrebbero risultare più efficaci del previsto nel sostenere la domanda, migliorare il clima e ripristinare la solidità del settore finanziario».
Anche i rischi che gravano sulle prospettive in materia d’inflazione sembrano in gran parte compensarsi. Infatti, spiega l’esecutivo europeo, «l’aumento dei prezzi delle materie prime e il miglioramento delle condizioni economiche suggeriscono rischi di un’inflazione più elevata rispetto alle previsioni, controbilanciati però da un’economia fortemente in ristagno che potrebbe tenere a bada l’inflazione più del previsto».

Bce: recessione alla svolta
Nell’agosto scorso era stata la Banca centrale europea (Bce) a segnalare la ripresa dell’economia mondiale ed europea: pur permanendo un «elevato livello di incertezza», sottolineava la Bce, vi sono molti segnali che fanno prevedere il superamento del punto critico per l’economia mondiale e un inizio di ripresa. Nel suo bollettino mensile di agosto, la Bce utilizzava l’espressione «bottoming out» (punto di svolta inferiore) per descrivere una situazione economica necessariamente in via di miglioramento attraverso una ripresa dalla recessione degli ultimi mesi. In particolare, nell’area dell’euro «i recenti risultati delle indagini suggeriscono che il ritmo di contrazione dell’economia sta chiaramente diminuendo» e che quindi nel 2010 «a una fase di stabilizzazione seguirà una graduale ripresa con tassi di crescita trimestrali di segno positivo».
Così, secondo la Bce, l’inflazione bassa o negativa sarà solo «di breve periodo»: dal tasso di inflazione dello 0,4% nel 2009 si passerà all’1,1% nel 2010 per salire all’1,6% nel 2011. Il Pil della zona euro il prossimo anno riprenderà il segno positivo con un +0,3% (previsione rivista al rialzo rispetto al precedente +0,2%), mentre nel 2011 dovrebbe crescere dell’1,5%. Nonostante la previsione positiva di ripresa, la Bce ha espresso preoccupazioni soprattutto per la disoccupazione e per i conti pubblici dei Paesi dell’euro. A giugno il tasso di disoccupazione nella zona euro ha raggiunto il 9,4%, ma «i bassi livelli di fiducia e gli effetti ritardati del calo dell’attività economica suggeriscono ulteriori incrementi della disoccupazione», si legge nel bollettino mensile della Bce che prevede un aumento della disoccupazione al 9,7% nel 2009, al 10,9% nel 2010 e un’inversione di tendenza solo nel 2011 con un 10,6%. Per evitare che la crisi «abbia un impatto negativo durevole sul mercato del lavoro» servono quindi «idonei incentivi», sottolinea l’organismo economico-finanziario europeo.

INFORMAZIONI:
http://ec.europa.eu/economy_finance
http://www.ecb.int

PREVISIONI NEGATIVE PER L’ITALIA: CRESCITA DEL PIL A -5%

Mentre complessivamente le previsioni economiche intermedie della Commissione europea non sono negative, sia per l’Ue che per l’area dell’euro, confermando sostanzialmente quanto previsto la scorsa primavera, a livello di singoli Paesi alcune previsioni sono state riviste al ribasso. È il caso ad esempio della Spagna (-3,7% anziché -3,2%), del Regno Unito (-4,3% anziché -3,8%), dei Paesi Bassi (-4,5% anziché -3,5%) e dell’Italia (-5% anziché -4,4%), la cui crescita negativa si attesterà dunque a fine anno un punto al di sotto della media dell’Ue (prevista al -4%).
Anche Francia e Germania chiuderanno il 2009 con segno negativo (rispettivamente -2,1% e -5,1%), ma con risultati migliori del previsto (in primavera la Commissione prevedeva rispettivamente -3% e -5,4%) e con un Pil che ha mostrato segni di miglioramento fin dal secondo trimestre dell’anno. Secondo il commissario europeo responsabile per gli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, dovranno essere proprio Germania e Francia a guidare la ripresa dell’economia europea: «I Paesi che hanno maggiori margini di manovra in questa fase dovranno continuare a fornire stimoli fiscali all’economia, per far sì che anche gli altri Paesi accelerino verso la ripresa. Dovranno sostenere l’economia più a lungo degli altri».
Il fatto che l’economia italiana stia ancora soffrendo gli effetti della crisi è confermato dalla Banca d’Italia, che nel luglio scorso ha rilevato un ulteriore aumento del già elevatissimo  debito pubblico, attestatosi a 1753,5 miliardi di euro e che dal dicembre 2008 ha segnato un incremento del 5,4%. Secondo la Banca d’Italia, nei primi sette mesi dell’anno sono anche calate le entrate tributarie: una diminuzione stimata nell’ordine del 3,7%, cioè 8,3 miliardi di euro in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo il ministero dell’Economia italiano, tuttavia, «l’Italia è uno dei Paesi europei in cui la flessione del gettito fiscale è stata minore e la tenuta maggiore».

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