Europarlamento: i nuovi equilibri

settembre 2009

Né il centro-destra né il centro-sinistra hanno i numeri per assicurarsi la maggioranza del nuovo Parlamento europeo: è la conseguenza del successo dei partiti piccoli alle elezioni di giugno. È probabile, quindi, che una grande coalizione che unisce le tre grandi forze dell’Europarlamento sia determinante per le decisioni più importanti. Questo secondo Simon Hix, professore alla London School of Economics e noto esperto di affari europei.

maggioranze possibili
Quello che cambia rispetto alla precedente composizione del Parlamento europeo  è che una possibile coalizione di centro-sinistra, che raggruppi le sinistre e i liberali, non ha più i numeri per fare passare le proprie decisioni. Ma lo stesso vale per l’alleanza di centro-destra Ppe-liberali: insieme non raggiungono più il 50% dei seggi, per cui dovranno scegliere di volta in volta se allearsi con il centro-sinistra oppure con la destra più euroscettica. Per questo Hix si chiede se la legislatura 2009-2104 marcherà «un ritorno alla grande coalizione», in particolare all’alleanza privilegiata fra popolari e socialisti, che nell’ultima legislatura era stata meno marcata del passato, facendo parlare di una maggiore politicizzazione del Parlamento europeo.

avanzano i piccoli gruppi
Comparando la composizione del nuovo Parlamento europeo con quella della scorsa legislatura, Hix nota che «l’aumento proporzionale dei seggi per i partiti piccoli avviene a spese dei tre gruppi principali». Il partito popolare (PPE) scende dal 36,7% al 36%, i social-democratici (S&D) dal 27,6% al 25% e i liberali (ALDE) retrocedono dal 12,7% all’11,4%. La sinistra unita (GUE) scende dal 5,3% al 4,8%, mentre i Verdi – solo gruppo a sinistra in crescita – passano dal 5,5% al 7,5%.
Si rafforzano le forze più radicali della destra: il nuovo gruppo dei conservatori riformisti (ECR) raccoglie il 7,5% dei seggi, superando il 5,6% del vecchio gruppo UEN. E la nuova forza Europa della libertà e della democrazia (EFD) sale al 4,3%, contro il 2,8% del vecchio gruppo IND/DEM.
Hix spiega il successo dei partiti più piccoli con il fatto che le elezioni europee cadono in molti Paesi a metà mandato dei governi e dei Parlamenti nazionali, e questo premia i piccoli partiti di opposizione, spesso considerati “di protesta” rispetto ai più tradizionali.

italiani più forti
Hix volge lo sguardo anche ai giochi di forza interni ai gruppi fra le varie delegazioni nazionali: se all’interno del PPE la delegazione tedesca (CDU/CSU) rimane la più forte, italiani (del PdL e dell’UDC, che insieme sono la seconda forza del gruppo), francesi e polacchi guadagnano spazio.
Anche a sinistra gli italiani conteranno di più: sono la seconda delegazione dell’Alleanza dei Socialisti e Democratici, il nuovo gruppo fondato per accogliere il PD italiano. Ma i tedeschi restano anche qui i più numerosi (e più influenti?).

un’alternativa chiara
Analizzando, infine, l’equilibrio politico complessivo fra le varie istituzioni dell’Unione europea, Hix nota che le forze di centro-destra prevalgono nettamente non solo al Parlamento, ma anche al Consiglio (che rappresenta i governi nazionali) e alla Commissione (nominata dai governi). Per questo lo studioso britannico si augura «una chiara distinzione di ruoli fra maggioranza e opposizione», e consiglia ai parlamentari – soprattutto quelli di sinistra – di «accettare il risultato elettorale e proporre alternative politiche chiare», in modo che  la prossima volta che andranno a votare «gli elettori possano almeno in parte basare la loro scelta sulla base dei risultati prodotti da chi ha vinto le elezioni e governato in questa legislatura».

INFORMAZIONI: questo articolo è tratto dal sito del Parlamento europeo,
http://www.europarl.europa.eu

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