Disoccupazione: livelli record nell’Ue e nel mondo

settembre 2009

Il tasso di disoccupazione nella zona euro è salito in luglio al 9,5%, secondo le rilevazioni pubblicate da Eurostat il primo settembre scorso: si tratta del tasso più elevato degli ultimi dieci anni, mentre nell’intera Ue a 27 ha raggiunto il 9%, cioè il tasso più elevato dal maggio 2005.
Un anno fa, nel luglio 2008, i tassi di disoccupazione erano rispettivamente del 7,5% nei Paesi dell’euro e del 7% nell’Ue a 27, per cui si è registrato un aumento di oltre 5 milioni in un anno del numero di disoccupati nell’Ue e di 3,2 milioni nella zona dell’euro, portando a 21,8 milioni il totale di donne e uomini senza lavoro nell’Ue, dei quali circa 15 milioni nell’area dell’euro. Tra gli Stati membri i tassi più elevati in luglio hanno riguardato Spagna (18,5%), Lettonia (17,4%) e Lituania (16,7%), i tassi minimi sono invece stati rilevati nei Paesi Bassi (3,4%), in Austria (4,4%) e a Cipro (5,5%).
Rispetto a un anno fa, sottolinea Eurostat, tutti gli Stati membri hanno segnato un aumento della disoccupazione, con gli incrementi maggiori registrati in Lituania (dal 5,8% al 16,7%), Lettonia (dal 6,9% al 17,4%) ed Estonia (dal 4,1% al 13,3%), mentre gli aumenti meno significativi hanno riguardato la Romania (dal 5,7% al 6,2%) e la Germania (dal 7,2% al 7,7%).
Tra il luglio 2008 e il luglio 2009 il tasso di disoccupazione maschile è cresciuto dal 6,9% al 9,3% nell’area dell’euro e dal 6,6% al 9,1% nell’Ue27, il tasso femminile è passato dall’8,3% al 9,8% nella zona euro e dal 7,4% al 9% nell’intera Ue, mentre la disoccupazione giovanile (under 25) ha raggiunto il 19,8% nell’Ue e il 19,7% nella zona euro rispetto al 15,4% di un anno prima in entrambe le aree, con Spagna (38,4%) e Lituania (30,9%) a segnare i tassi più elevati e i Paesi Bassi quelli minimi (6,6%).
Per quanto riguarda l’Italia, i dati comparabili a disposizione di Eurostat riguardano il primo trimestre 2009 (come per Grecia, Romania ed Estonia), con un tasso del 7,4% ma non aggiornato, mentre l’Istat ha reso noto che in giugno si è registrato un record nell’utilizzo della cassa integrazione (Cig), pari al 4,08% delle ore lavorate, il valore più elevato dal 2000. Particolarmente alta la quota di Cig per il settore industriale salita all’11,2%, settore in cui si è registrato in giugno un calo ulteriore dell’occupazione che al netto della CIG è diminuita dello 0,3% sul mese precedente e del 4,2% sull’anno.

Ocse: quota record di disoccupati nel mondo
Qualche settimana dopo l’Eurostat è stata l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha confermare un quadro generale di forte aumento della disoccupazione. Secondo il periodico dossier Employment Outlook, infatti, il numero di disoccupati nel mondo salirà a 57 milioni nel 2010 il che equivale a un tasso di disoccupazione del 10%, cioè i livelli più alti dal dopoguerra a oggi.
«Crescono segnali che il peggio sia ormai alle spalle e che la ripresa possa essere vicina, ma per l’occupazione nel breve termine le prospettive sono ancora fosche» scrive l’Ocse nel suo Rapporto, confermando la sfasatura temporale esistente tra la possibile ripresa economica e le sue conseguenze positive sui mercati del lavoro. Negli ultimi due anni, dal 2007 a oggi,i disoccupati dell’area Ocse sono aumentati di 15 milioni ed entro la fine del 2010 il numero dei senza lavoro aggiuntivi raggiungerà quota 25 milioni. Secondo l’Ocse, quindi, nel triennio 2007-2010 si perderanno tanti posti di lavoro quanti ne sono stati persi in un intero decennio fino ai primi anni Ottanta a causa delle crisi petrolifere. Questo previsto aumento del numero di disoccupati riguarderà, come sempre, le categorie di lavoratori maggiormente esposte ai rischi di disoccupazione, cioè i giovani, gli immigrati e le minoranze etniche, i soggetti con bassa professionalità e coloro che hanno contratti temporanei o cosiddetti atipici (ma in realtà sempre più tipici). L’Ocse sottolinea però il rischio che «gran parte di questa disoccupazione divenga strutturale e che molti dei disoccupati entrino in una condizione di mancanza di lavoro per un lungo periodo o che addirittura escano dalla forza lavoro».
Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, chiede dunque ai governi dei 30 Paesi membri di non ridurre gli aiuti ai disoccupati e le politiche di sostegno ai più poveri, anche se questo potrebbe peggiorare i conti pubblici, mentre le Banche centrali sono invitate a non alzare i tassi di interesse per non frenare la ripresa in atto.

in Italia il peggio deve ancora venire
Mentre Paesi come la Spagna (con un tasso di disoccupazione che ha superato il 18%) e l’Irlanda, in Europa, o Giappone e Stati Uniti hanno già pagato fortemente in termini di perdita di posti di lavoro le conseguenze della crisi economica, raggiungendo già i livelli più alti di disoccupazione, per altri quali Germania, Francia e Italia «gran parte della crescita della disoccupazione deve ancora arrivare» secondo l’Ocse. In Italia, in particolare, «l’impatto della crisi sul mercato del lavoro è stato fino a oggi moderato rispetto a molti altri Paesi Ocse», mentre varie stime prevedono un incremento significativo del tasso di disoccupazione dal 7,4% rilevato nel primo trimestre 2009. L’Ocse ritiene che alla fine del 2010 l’Italia possa registrare oltre un milione di disoccupati in più rispetto alla fine del 2007, così il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 10,5%, cioè un livello decisamente superiore alla media prevista per i Paesi Ocse (9,9%).
Ma non è tutto: secondo l’Ocse questo livello del tasso di disoccupazione in Italia «sarebbe stato più alto se un gran numero di lavoratori non avesse rinunciato a cercare attivamente lavoro: il tasso di attività, infatti, è sceso di 0,4 punti percentuali in un anno, in particolare al Sud». Ciò significa che la proporzione della popolazione italiana in età lavorativa occupata, che era già la più bassa tra i Paesi Ocse dopo Turchia e Ungheria, è scesa di quasi un altro punto raggiungendo il 57,4%.
Anche per quanto concerne la crescita salariale l’Italia segna livelli inferiori a molti altri Paesi, secondo le rilevazioni dell’Ocse: tra il 2006 e il 2007 i salari sono cresciuti in Italia dello 0,1%, cioè meno rispetto allo 0,9% della media Ocse e allo 0,8% della  zona euro.

INFORMAZIONI:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu
http://www.oecd.org

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