Povertà: quasi 80 milioni a rischio nell’Ue

luglio 2009

Secondo uno studio pubblicato recentemente da Eurostat e riferito a dati relativi al 2007, mediamente il 16% della popolazione dell’Ue è a rischio di povertà sulla base del concetto di povertà relativa adottato nell’Unione europea. Ciò significa che nel 2007 circa 79 milioni di persone vivevano al di sotto della soglia di povertà, una condizione che compromette la capacità di partecipare pienamente alla vita sociale e che la crisi economico-finanziaria dell’ultimo anno potrebbe aver peggiorato sensibilmente. La situazione è naturalmente differenziata tra gli Stati membri dell’Ue: da un lato i Paesi con il rischio di povertà più elevato sono Lettonia, Lituania, Estonia, Grecia, Spagna, Italia, Regno Unito e Romania, tutti con tassi di rischio compresi tra il 19% e il 21%; dall’altro lato, il rischio di povertà è tra il 10% e l’11% in Repubblica Ceca, nei Paesi Bassi, in Islanda, Svezia e Slovacchia.

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Considerando i gruppi di età, tra la popolazione ultrasessantacinquenne il rischio di povertà supera il 50% a Cipro, ed è uguale o maggiore del 30% in Lettonia, Estonia e Regno Unito; tra i minori è particolarmente elevato in Italia, Romania, Spagna e Polonia (24-25%).
Eurostat osserva come i sistemi di protezione sociale riducano mediamente del 36% la povertà nell’Ue, mentre la maggior parte dei nuovi Stati membri (Romania, Lettonia, Polonia, Ungheria, Cipro, Lituania e Slovacchia) presentano le percentuali più elevate di popolazione materialmente svantaggiata. In generale, secondo lo studio, circa 32 milioni di persone possono essere considerate ad alto rischio perché contemporaneamente a rischio di povertà e materialmente svantaggiate, quindi con elevate probabilità di trovarsi in condizioni di povertà ed esclusione sociale.
Avere un lavoro è una via effettiva per ridurre il rischio di povertà e di esclusione sociale, come riconosciuto anche dal Consiglio europeo che ha sottolineato l’importanza di promuovere la partecipazione al mercato del lavoro per prevenire e alleviare povertà ed esclusione. Tuttavia la situazione di molti Stati membri evidenzia come l’avere un posto di lavoro non sia sempre sufficiente per sfuggire da condizioni di povertà. Bassi salari, scarsa formazione, occupazione precaria e spesso lavoro part-time imposto possono infatti creare rischi di povertà o condizioni di povertà vera e propria per molte persone che lavorano. Anche il tipo di famiglia in cui il lavoratore vive può influire, così come lo status economico degli altri membri del nucleo familiare. In famiglie con bambini, ad esempio, il modello monoreddito non è sufficiente per evitare a lungo il rischio di povertà.
Nel 2007 solo l’8% circa della popolazione lavorativa nell’Ue a 27 aveva un reddito al di sotto della soglia nazionale di povertà, rispetto al 42% della popolazione disoccupata. Comunque, anche se le persone occupate sono meno esposte a povertà ed esclusione sociale rispetto ad altri gruppi sociali, esse rappresentano un’ampia percentuale di coloro che vivono a rischio di povertà poiché gran parte della popolazione adulta lavora (circa il 65% la media dell’Ue).

INFORMAZIONI:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu

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