Importanza dell’europarlamento

giugno 2009
vignetta56_elezioni2009

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Quando fu creato con le prime Comunità europee all’inizio degli anni Cinquanta, l’attuale Parlamento europeo portava il nome più dimesso di Assemblea e per molti anni non fu molto di più di un rispettabile luogo di scambio di opinioni e di pareri non vincolanti per la definizione delle politiche comunitarie.
La svolta avvenne trent’anni fa, nel 1979, quando per la prima volta i membri del Parlamento europeo – questo finalmente il suo nome – furono eletti a suffragio universale diretto, abbandonando una procedura di designazione indiretta ad opera dei Parlamenti nazionali. Fu quello un passaggio importante: il Parlamento europeo acquistava una più forte legittimità democratica al punto da esserne il massimo detentore rispetto alle altre istituzioni comunitarie, la cui composizione continuava e continua a realizzarsi per il tramite dei governi nazionali.
Ci sarebbe tuttavia voluto del tempo perché a questa svolta istituzionale seguisse un accrescimento dei suoi poteri, tali da configurarlo come un Parlamento con poteri equivalenti a quelli delle analoghe Assemblee nazionali. Sarà solo con il Trattato di Maastricht del 1992, e successivamente con quello di Amsterdam del 1997, che i poteri del Parlamento europeo saranno significativamente rafforzati. Non si registrano grandi progressi in materia – per la verità per quasi tutto – con il Trattato di Nizza del 2000, che in proposito interviene per ridefinire la distribuzione dei seggi nella prospettiva dell’allargamento del 2004 e 2007.
Sensibile invece l’accrescimento dei poteri del Parlamento europeo con il nuovo Trattato di Lisbona, quello in attesa di ratifica dopo il no del referendum irlandese e le resistenze alla firma da parte del presidente ceco: due resistenze che dovrebbero venire meno nel secondo semestre dell’anno e consentire l’entrata in vigore del Trattato all’inizio del 2010.
Si profila così una nuova legislatura 2009-2014, quella avviata con le elezioni di giugno, con importanti novità che riguardano sia la nuova composizione del Parlamento, con una riduzione dei seggi rispetto al passato, ma soprattutto con maggiori responsabilità quali discendono dal suo ruolo di co-legislatore insieme con il Consiglio dei ministri. Per semplificare, l’Unione europea si avvia ad un quadro istituzionale dove l’attività legislativa è condivisa tra i rappresentanti dei governi nazionali, il Consiglio dei ministri appunto e gli eletti direttamente dai popoli europei che siedono nel Parlamento.
Si tratta di una configurazione istituzionale “sui generis” che traduce la spinta e controspinta che è nella natura dell’Unione europea: da un lato la promozione degli interessi europei da parte del Parlamento (affiancato in questa missione dalla Commissione europea e dalla Corte di Giustizia) e, dall’altro, la difesa degli interessi nazionali rappresentata dai governi dei Paesi membri.
Questa configurazione istituzionale europea ha caratteristiche peculiari, non confondibili con quelle nazionali, dove in Parlamento siedono e si affrontano una maggioranza che sostiene il governo e una minoranza che esercita il ruolo di opposizione. Non così nel Parlamento europeo, dove non di rado si realizzano consensi trasversali tra le diverse forze politiche a prescindere dalla vicinanza o meno al governo del proprio Paese, e non è un caso che a Strasburgo i parlamentari siedano nell’emiciclo non per raggruppamenti nazionali ma raccolti nei partiti politici europei cui aderiscono i partiti nazionali.
La traiettoria percorsa in questi primi cinquant’anni e poco più di vita del Parlamento ne fanno oggi un’istituzione decisiva per la vita democratica dell’Unione e sarebbe un grave errore sottovalutarne l’importanza, in particolare in una congiuntura economica e politica quale quella che stiamo vivendo.
La condivisione con il Consiglio dei ministri del potere legislativo attraverso la procedura di codecisione che si applica a tutte le materie di competenza comunitaria, il rilevante potere in materia di bilancio la cui adozione spetta al presidente dell’Europarlamento e il potere di controllo politico sulle attività delle istituzioni europee inducono a prendere sul serio il suo ruolo.
In una stagione come la nostra di precaria salute della vita democratica, sicuramente in Italia ma anche in altri Stati europei, sarebbe particolarmente irresponsabile sottovalutare l’importanza delle istituzioni e delle politiche dell’Ue, tenuto conto di quanto ampia sarà la ricaduta delle normative europee nelle legislazioni nazionali.
La quasi totale assenza dei temi europei dalla recente campagna elettorale, candidature “esca” o poco rappresentative, la scarsa abnegazione di troppi europarlamentari italiani nelle recenti legislature e il crescente astensionismo, alle elezioni europee e non solo, rappresentano però effetti perversi dell’ondata di anti-politica che si è riversata sull’Italia e che ha travolto molti focolai di partecipazione che ancora resistevano.
Sono, questi, fattori di rischio per la democrazia europea e per quella italiana in particolare, quotidianamente violentata da un potere accentratore che, con la legalità nazionale e internazionale, calpesta anche il ruolo del Parlamento, ridotto a servo sottomesso ad un potere esecutivo ormai senza ritegno nell’uso del voto di fiducia.
Fortunatamente queste violenze alla legalità non sono così facilmente praticabili al Parlamento europeo, che resta ancora – malgrado le sue debolezze legislative – un presidio prezioso di democrazia transnazionale. (Franco Chittolina)

“ISTRUZIONI PER L’USO” DELL’UE

L’Unione europea è come una tartaruga, resistente e fragile ad un tempo: dalla sua ha la prospettiva della lunga durata; contro, il rischio della vulnerabilità. Oggi è una creatura giovane con poco più di mezzo secolo di vita: per qualcuno è già una conquista, per altri una speranza minacciata. Per domani, resta ancora un sogno da realizzare, prima che questo mondo diventi un incubo per le future generazioni.
Di questo tratta il libro Europa tartaruga. Dalla crisi una nuova Unione europea? (Primalpe editore, Cuneo), scritto da Franco Chittolina che dopo una lunga carriera presso la Commissione europea, come responsabile del Dialogo con la società civile, oggi è impegnato su vari fronti in un lavoro di alfabetizzazione europea.
Il libro tratteggia in brevi capitoli la storia dell’Ue, il suo presente e le sfide che l’attendono negli anni a venire, in un mondo che sta radicalmente cambiando: un messaggio per i cittadini europei perché contribuiscano a fare crescere e portare a compimento questo grande progetto. Quasi delle “istruzioni per l’uso” perché i giovani si riapproprino di questo patrimonio, ritrovandone la memoria e reinventandone il futuro.
Una lettura semplificata di un tema complesso e non sempre trasparente, un contributo alla democrazia partecipativa suscitando curiosità e stimolo all’approfondimento.

BCE: RISTAGNO ECONOMICO PER TUTTO IL 2009

Il ritmo di deterioramento dell’attività economica è diminuito, tuttavia l’economia mondiale, compresa quella della zona euro, è ancora in «forte rallentamento» e si prospetta un «continuo marcato ristagno» della domanda nel 2009, con una «graduale ripresa» solo nel corso del 2010.
È quanto scrive la Banca centrale europea (Bce) nel suo bollettino mensile di maggio, dove si osservano «incerti segnali di stabilizzazione su livelli molto contenuti, dopo un primo trimestre nettamente più negativo delle attese» che ha portato gli esperti a rivedere ulteriormente al ribasso le aspettative di crescita per i Paesi della zona euro: è prevista una contrazione de Pil del 3,4% nel 2009, con una leggera ripresa dello 0,2% nel 2010. Sono invece state corrette al rialzo le aspettative per il tasso di disoccupazione, che dovrebbe raggiungere il 9,3% nel 2009 per poi aumentare ulteriormente al 10,5% nel 2010.
Per quanto concerne l’inflazione, è previsto un tasso dello 0,5% nel 2009 con un aumento all’1,3% nel 2010, mentre le maggiori preoccupazioni della Bce riguardano come sempre le finanze pubbliche, in particolare le «continue revisioni» delle stime e delle previsioni sui saldi di bilancio dei singoli Paesi. Secondo i responsabili della Bce, infatti, «disavanzi più ampi e l’incidenza sui conti pubblici delle misure di sostengo al settore finanziario determineranno un incremento significativo del rapporto debito/Pil», per cui è «indispensabile» che gli Stati membri assumano «un impegno risoluto e credibile a compiere un percorso di risanamento per il ripristino di solide finanze pubbliche nel pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita», altrimenti per la maggior parte dei Paesi sarà «un arduo compito» affrontare l’impatto dell’invecchiamento demografico sui bilanci.
In merito alle politiche strutturali, la Bce ritiene «essenziale» l’impegno a «potenziale la capacità di adeguamento e la flessibilità dell’economia dell’area euro in conformità con il principio di un’economia di mercato aperta», cosa che richiede un’accelerazione nell’attuazione delle riforme nel mercato del lavoro, «per agevolare un adeguato processo di formazione dei salari e la mobilità del lavoro a livello settoriale e regionale», e nei mercati dei beni e servizi «per stimolare la concorrenza e una più rapida ristrutturazione».

INFORMAZIONI: http://www-ecb.int

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