Alcune proposte contro la crisi occupazionale

giugno 2009

Si è svolto a Praga il 7 maggio scorso un Vertice speciale dedicato all’impatto della crisi economica sull’occupazione, cui hanno preso parte le presidenze dell’attuale “troika” europea (i governi ceco, svedese e spagnolo), oltre alla Commissione europea, ai datori di lavoro e ai sindacati.
In preparazione al Vertice, la Commissione aveva organizzato vari seminari con le presidenze dell’Ue attuali e future (Madrid, 15 aprile; Stoccolma, 20 aprile; Praga, 27 aprile), mentre il 5 maggio è stato l’Europarlamento a organizzare un dibattito speciale sul tema. Il processo di consultazione ha fatto emergere le opinioni di un vasto fronte di parti interessate, parti sociali a tutti i livelli, rappresentanti di varie istituzioni europee, Stati membri, servizi pubblici di collocamento, circoli accademici e società civile.
Così, dal Vertice conclusivo di Praga sono emerse dieci proposte di azione, a breve e a lungo termine, da realizzarsi a livello nazionale ed europeo insieme alle parti sociali:
• Aiutare il maggior numero di persone possibile a mantenere il proprio posto di lavoro, con aggiustamenti temporanei dell’orario di lavoro combinati ad azioni di riqualificazione finanziate pubblicamente (anche dal Fondo sociale europeo).
• Incoraggiare l’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro, diminuendo ad esempio i costi extrasalariali della manodopera con misure di “flessicurezza”.
• Migliorare l’efficienza delle agenzie nazionali di collocamento grazie ad attività più intense di consulenza, formazione e ricerca del lavoro nelle prime settimane di disoccupazione, soprattutto a favore dei giovani disoccupati.
• Aumentare il numero degli apprendistati e dei tirocini di alta qualità entro la fine del 2009.
• Promuovere mercati del lavoro più integrati che, grazie a incentivi, a politiche efficaci di intervento sul mercato del lavoro e all’aggiornamento dei regimi di assistenza sociale, possano tener conto dei gruppi svantaggiati come i disabili, i lavoratori scarsamente qualificati e i migranti.
• Adeguare le abilità a tutti i livelli attraverso l’educazione permanente, in modo che chi termina un ciclo di studi disponga di strumenti per trovare un lavoro.
• Usare la mobilità della mano d’opera perché la domanda e l’offerta di lavoro si possano incontrare con risultati migliori.
• Individuare opportunità di lavoro, abilità ritenute necessarie a svolgerle e migliorarne la prevedibilità per meglio progettare l’offerta di formazione professionale.
• Assistere giovani e disoccupati nell’avvio di imprese proprie offrendo formazione specializzate, capitali e abbassando o eliminando l’onere fiscale per avviare un’impresa.
• Prevedere e dirigere la ristrutturazione attraverso l’apprendimento e lo scambio reciproci di pratiche esemplari.

sindacati: serve un New Deal sociale
In occasione del Vertice di Praga, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha chiesto un’azione europea più forte e coordinata per far fronte alla crisi e al suo impatto sulla disoccupazione e sui lavoratori. «È necessario fare passi avanti. La Ces è pronta a prender parte alla discussione e all’implementazione di politiche che riguardino il campo del sociale e quello dell’occupazione» hanno scritto i sindacati europei in un documento redatto come contributo al Vertice, chiedendo la creazione di «un New Deal sociale in Europa come guida per la giustizia sociale e per aumentare sia il numero sia la qualità dei posti di lavoro».
In particolare, le richieste della Ces sono state le seguenti:
• Migliori lavori: investimenti in un piano di ripresa espansivo europeo che mobiliti le forze per la crescita e per i posti di lavoro. La Ces chiede al Consiglio e alla Commissione di creare un piano di investimenti europei per un ammontare dell’1% annuale del Pil, al fine di fornire nuovi posti di lavoro, promuovere l’innovazione, aiutare l’occupazione in settori chiave, investire in nuove tecnologie sostenibili e verdi e mantenere in vita i servizi pubblici.
• Forti sistemi di welfare per dare più sicurezza ed evitare l’esclusione sociale. La Ces chiede una forte e significativa agenda europea sociale che preveda il mantenimento dei lavoratori al loro posto di lavoro, con stipendi robusti, e che assicuri la protezione nonché un’appropriata formazione dei lavoratori.
• Più forti diritti sociali dei lavoratori e la fine della dominazione dei principi di mercato a breve termine. Diritti più forti sono necessari per porre fine al trend delle crescenti diseguaglianze. La Ces chiede un Protocollo sociale sul progresso che dia priorità ai diritti sociali e all’azione collettiva, nonché una direttiva più forte sui lavoratori in mobilità. La Ces chiede inoltre una più efficiente partecipazione dei lavoratori e una democrazia industriale. Infine, chiede con forza maggiori diritti sociali per porre fine alle diverse forme di lavoro non regolamentato.
• Migliori salari, ovvero una più forte negoziazione collettiva. Il congelamento dei salari e i tagli devono essere eliminati. È importante per proteggere il potere d’acquisto, dal momento che la domanda sta crollando. La Ces sta pertanto cercando di rafforzare la contrattazione collettiva e le istituzioni di formazione dei salari insieme alla Banca centrale europea (Bce), che dovrebbe essere anch’essa coinvolta nella questione dell’aumento dei posti di lavoro e del miglioramento della loro qualità. La Bce non deve solo tener conto della stabilità dei prezzi, ma deve anche includere nelle proprie azioni la crescita e la piena occupazione. La Ces chiede anche la creazione di un Consiglio di consultazione di partner sociali europei da affiancare alla Bce.
• Solidarietà europea come protezione contro gli eccessi del capitalismo finanziario: un’effettiva regolamentazione dei mercati finanziari, un’equa distribuzione della ricchezza e la fine del capitalismo d’azzardo degli ultimi 20 anni sono elementi cruciali. La Ces chiede un ulteriore incremento della spesa sociale europea, espandendo le attività dei Fondi strutturali europei, in particolar modo il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di aggiustamento per la globalizzazione. Secondo i sindacati europei bisognerebbe poi combattere la competizione fiscale dei mercati non regolamentati, «perché minaccia anch’essa l’Europa sociale».

INFORMAZIONI:
http://ec.europa.eu/social http://www.etuc.org/a/6148

CONTRO LA CRISI ESTESO IL FONDO DI DISOCCUPAZIONE

Il regolamento per l’applicazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (Feg) è stato temporaneamente ampliato per rispondere ai licenziamenti derivanti dall’impatto della crisi finanziaria ed economica sui mercati del lavoro europei.
La decisione, presa dall’Europarlamento nell’ultima assemblea plenaria della sesta legislatura, riduce da 1000 a 500 il numero di esuberi minimo per poter chiedere il sostegno del Fondo, mentre il finanziamento dell’Ue sale al 65% dei costi stimati per le domande presentate tra il 1° maggio 2009 e il dicembre 2011, rispetto al 2010 proposto dalla Commissione. Con questa modifica, dunque, il Feg potrà fornire un sostegno anche ai lavoratori in esubero a causa della crisi economico-finanziaria globale, purché gli Stati membri che ne richiedono l’intervento dimostrino che vi è un nesso diretto e dimostrabile tra questi esuberi e la crisi.
Per quanto riguarda i criteri di intervento, il Feg potrà fornire un contributo finanziario per l’esubero di almeno 500 dipendenti (rispetto ai 1000 attuali) di un’impresa nell’arco di quattro mesi in uno Stato membro, compresi i lavoratori in esubero dei fornitori o dei produttori a valle di tale impresa, o per l’esubero di almeno 500 dipendenti, nell’arco di nove mesi, in particolare in piccole e medie imprese, in una regione o in due regioni contigue. Nei mercati del lavoro di piccole dimensioni o in circostanze eccezionali, potrà inoltre essere considerata ammissibile una richiesta di contributo del Feg anche se le condizioni citate non sono interamente soddisfatte, purché gli esuberi abbiano un’incidenza molto grave sull’occupazione e sull’economia locale. In questi casi, l’importo cumulato dei contributi non potrà eccedere il 15% della dotazione massima annuale del Fondo. Inoltre, il tasso di intervento massimo per le domande trasmesse entro il 31 dicembre 2011 è stato aumentato dall’attuale 50% al 65% dei costi stimati.
Istituito nel dicembre 2006 per durare fino al 2013, il Feg ha l’obiettivo di offrire un efficace aiuto ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione. La sua dotazione annuale massima è pari a 500 milioni di euro e tale importo è destinato a sostenere finanziariamente misure di politica attiva del mercato del lavoro, quali, ad esempio, l’accompagnamento nella ricerca di un posto di lavoro o le indennità di formazione o di mobilità.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=326&langId=it

IL DIRITTO ALLO SCIOPERO È UN DIRITTO UMANO

In una recente sentenza destinata a fare giurisprudenza, la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha dichiarato all’unanimità che il diritto allo sciopero è un diritto umano riconosciuto e protetto dal diritto internazionale e di conseguenza può essere limitato solo in circostanze ben determinate. La Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha accolto favorevolmente questa sentenza, perché «costituisce una punto importante per l’abilità dei sindacati di difendere i diritti dei lavoratori sul continente europeo». Secondo la Ces, dunque, la Corte di giustizia europea deve ora tenere conto di questo importante sviluppo e deve adeguare la giurisprudenza Viking agli standard riconosciuti di diritti umani.
Nel caso Enerji, del 21 aprile 2009, la Cedu ha condannato la Turchia per violazione dell’art. 11 della Convenzione europea dei diritti umani, che riguarda la libertà di associazione, incluso il diritto di costituire sindacati e di aderirvi. In questo caso, il governo turco aveva decretato un divieto generale di sciopero per i dipendenti pubblici durante le giornate di azione nazionale organizzate dai sindacati turchi per il riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva nel settore pubblico.
In una sentenza precedente, la Corte aveva statuito che la Convenzione implica che i sindacati devono avere la possibilità di difendere gli interessi dei propri membri. Nel caso Enerji, per la prima volta la Corte ha riconosciuto in modo inequivoco che questa possibilità è strettamente legata al diritto di sciopero. Quindi, il diritto di sciopero può essere limitato solo in circostanze ben definite stabilite dalla legge; inoltre, secondo la Corte questo diritto ha un fine legittimo ed è necessario in una società democratica.
«A questo punto la Corte di giustizia deve urgentemente modificare la sua giurisprudenza riguardo al diritto di azione collettiva portandola in linea con i requisiti essenziali dei diritti umani» osserva la Ces, ricordando come nel caso Viking la Corte abbia stabilito che l’esercizio del diritto di azione collettiva è limitato nel caso di conflitto con le libertà economiche delle compagnie che operano nel mercato interno. Quindi, i sindacati sono tenuti a giustificare la proporzionalità della loro azione collettiva. Una richiesta che, secondo la Ces, «impone ai sindacati un onere sproporzionato, che può dissuaderli dal fare uso del diritto all’azione collettiva dal momento che non sono in grado di prevedere il giudizio dei tribunali».
La giurisprudenza derivante dal vaso Viking è quindi in contraddizione con la recente sentenza Enerji della Cedu, che stabilisce il principio per cui è la legittimità delle potenziali limitazioni al diritto di sciopero che deve essere valutata caso per caso, e non il contrario. Secondo la Ces, il fatto che il mercato interno subisca delle restrizioni non è sufficiente ad annullare il diritto fondamentale dei sindacati a difendere gli interessi dei lavoratori. Inoltre, i sindacati europei rinnovano il loro appello per l’adozione urgente di un Protocollo sul progresso sociale da allegarsi ai Trattati europei, che stabilisca con chiarezza che i Trattati, in particolare per quanto riguarda le libertà economiche, devono essere interpretati nel rispetto dei diritti umani fondamentali.

INFORMAZIONI:  http://www.etuc.org/a/6174

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