l’Europarlamento passa dalla sesta alla settima legislatura

maggio 2009

Con la sessione plenaria chiusasi il 7 maggio scorso il Parlamento europeo ha terminato la sesta legislatura. Dopo le elezioni europee del 4-7 giugno, a trent’anni dalla prima votazione europea svoltasi nel 1979 e che chiamando alle urne circa 375 milioni di cittadini rappresentano le più grandi della storia europea, sarà costituito il nuovo Europarlamento che il 14 luglio aprirà ufficialmente la settima legislatura.
Nei cinque anni della legislatura 2004-2009, l’Assemblea europarlamentare è stata testimone dell’estensione dell’Ue da 15 a 27 Paesi, ha approvato centinaia di provvedimenti e in alcune occasioni ha bocciato o modificato sensibilmente proposte avanzate dalla Commissione europea e sostenute dai governi dell’Ue, assumendo un ruolo importante di baluardo per la tutela del cosiddetto modello sociale europeo.
Gli europarlamentari della sesta legislatura, divisi in sette gruppi parlamentari più i non iscritti, hanno affrontato varie questioni rilevanti, quali ad esempio le misure per fronteggiare i cambiamenti climatici, i voli segreti della Cia nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale, i molti aspetti dell’immigrazione legale e illegale e dell’asilo, la liberalizzazione dei servizi salvaguardando però il modello sociale, i rischi chimici delle attività industriali, la sicurezza dei prodotti importati e distribuiti nel mercato europeo, i diritti di cittadinanza, dei gruppi più vulnerabili, dei lavoratori, fino alla crisi economica e le risposte da dare sia sul piano della regolamentazione sia su quello dell’impulso all’economia.
Dai 785 europarlamentari della sesta legislatura si passa ai 736 deputati previsti dal Trattato di Nizza, in attesa di ulteriori modifiche che saranno introdotte dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona. La nuova legislatura del Parlamento europeo sarà subito impegnata ad affrontare i vari dossier già esaminati e votati dall’Aula europarlamentare ma sui quali non è stato trovato un accordo col Consiglio, com’è avvenuto ad esempio proprio negli ultimi giorni della sesta legislatura in merito alla direttiva riguardante l’orario di lavoro. Ma sarà soprattutto il Trattato di Lisbona e l’incertezza sul suo destino a caratterizzare l’avvio delle settima legislatura, un Trattato che se adottato definitivamente attribuirà maggiori poteri ai parlamentari europei.

ruolo e  organizzazione
Tra i molti aspetti che determinano la formazione prima e l’attività poi del Parlamento europeo, segnaliamo in sintesi i principali:
• Il Parlamento europeo è l’unica istituzione sovranazionale i cui membri sono eletti democraticamente a suffragio universale diretto per un periodo di cinque anni. L’Europarlamento rappresenta quindi i popoli degli Stati membri.
• Esso svolge un ruolo attivo nell’elaborazione di provvedimenti legislativi che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, ad esempio in materia di protezione dell’ambiente, diritti dei consumatori, pari opportunità, trasporti e libera circolazione dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci. Inoltre, il Parlamento condivide con il Consiglio il potere di adottare il bilancio annuale dell’Unione europea.
• L’importanza del lavoro del Parlamento europeo è dovuta anche al fatto che in molti settori le decisioni sulle nuove leggi europee sono assunte congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri, che rappresenta gli Stati membri.
• Per quanto concerne le elezioni europee, ogni Stato membro stabilisce autonomamente le modalità dello scrutinio, applicando tuttavia regole democratiche identiche: diritto di voto a diciotto anni, parità tra uomini e donne e segretezza del voto. Il suffragio universale diretto, la regola della proporzionalità e la durata quinquennale del mandato parlamentare rappresentano altre regole comuni per le elezioni europee in tutti gli Stati membri dell’Ue.
• La ripartizione dei seggi è  di norma proporzionale alla popolazione di ogni Paese. A ogni Stato membro è assegnato un numero fisso di seggi, con un massimo di 99 (Germania) e un minimo di cinque (Malta).
• Per quanto riguarda la parità uomo-donna, si è assistito a un continuo aumento della rappresentanza femminile in seno al Parlamento europeo: nella sesta legislatura circa un terzo dei deputati era costituito da donne.
• L’attività dei deputati europei si svolge a Bruxelles, a Strasburgo e nelle circoscrizioni elettorali. A Bruxelles partecipano alle riunioni delle commissioni parlamentari e dei gruppi politici, nonché alle tornate supplementari e a Strasburgo alle sedute plenarie delle dodici tornate regolari. Parallelamente a queste attività principali, i deputati europei devono ovviamente dedicare tempo anche alle proprie circoscrizioni elettorali.
• I deputati al Parlamento europeo sono raggruppati in funzione delle loro affinità politiche e non in base alla nazionalità.
• Essi esercitano il loro mandato in maniera indipendente.
• Dotati di poteri sempre più ampi, i deputati europei influiscono su tutti i settori della vita quotidiana del cittadino: ambiente, protezione dei consumatori, trasporti ma anche istruzione, cultura, sanità e molto altro.
Mentre fino alla sesta legislatura gli eurodeputati hanno percepito la medesima retribuzione dei deputati nazionali del Paese in cui sono stati eletti, dalla settima legislatura sono eliminate le disparità di trattamento ed è assicurata una maggiore trasparenza delle retribuzioni.

La maggior parte dei materiali contenuti in questo inserto sono tratti dal sito web del Parlamento europeo: http://www.europarl.europa.eu/

diritti, doveri e novità per i deputati

In vista del passaggio dalla sesta alla settima legislatura del Parlamento europeo sono state introdotte varie riforme relative alle elezioni, ai metodi di lavoro, alle retribuzioni degli eurodeputati, al fine di renderne più facile la comprensione da parte dei cittadini. Ad esempio, i partiti politici europei ricevono nuovi finanziamenti comunitari per le campagne elettorali, mentre norme comuni hanno posto fine alle disparità di retribuzione tra gli eurodeputati dei vari Stati. Anche l’accesso dei lobbisti è sottoposto a nuovi requisiti, tra cui un’informativa finanziaria e l’inserimento in un registro pubblico obbligatorio.
requisiti necessari
Per poter essere un candidato e quindi poter diventare parlamentare europeo, il requisito di base è la cittadinanza di un Paese membro, ma ci si può candidare anche in una circoscrizione straniera. Gli altri requisiti dipendono dalle legislazioni nazionali: in Italia, ad esempio, per essere eletti bisogna aver compiuto venticinque anni, mentre per presentare una lista si devono raccogliere almeno 30.000 firme.
Inoltre, può candidarsi ma nel caso di elezione deve fare una scelta su quale carica ricoprire per incompatibilità di mandato: un membro del governo di uno Stato dell’Ue; un deputato del Parlamento nazionale; il presidente di Regione o Provincia, un consigliere regionale, un sindaco di un Comune con più di 15.000 abitanti; un membro di altre istituzioni dell’Ue (Commissione, Corte di giustizia, Banca centrale).

diritti
• Come ogni democrazia sostanziale, i membri del Parlamento europeo devono avere indipendenza di mandato. Ovvero non devono essere obbligati da alcuna restrizione nei confronti del proprio Paese o di altre personalità, bensì devono essere liberi di esercitare la propria carica rispondendo unicamente al proprio elettorato.
• Il principio d’immunità di cui godono gli europarlamentari ha la funzione di proteggere le istituzioni, non loro stessi. Non sono quindi contemplati i reati penali. Inoltre, l’Europparlamento può revocare l’immunità di un membro previa richiesta delle autorità nazionali.
• Un europarlamentare può rinunciare al proprio mandato per tornare a ricoprire una carica politica nel proprio Paese. In questo caso verrà rimpiazzato secondo il regolamento nazionale di riferimento, solitamente dal candidato che lo segue nella lista elettorale.
• Sono previsti permessi speciali in caso di malattia e di maternità, fenomeno sempre più frequente visto il crescente numero di deputate donne (31% nella sesta legislatura).
doveri
• Regole precise per evitare qualsiasi forma di conflitto di interessi. Prima di essere nominato, l’aspirante europarlamentare deve presentare una dichiarazione scritta che riporti le eventuali attività professionali esercitate contemporaneamente al mandato, le retribuzioni percepite e i sostegni ricevuti (denaro, personale o materiale).
• Nel caso si ritrovi ad avere un interesse finanziario in un determinato argomento all’ordine del giorno, l’eurodeputato lo deve dichiarare pubblicamente.
• È prevista l’espulsione in caso di reato grave, ma questo dipende dalla legislazione dei singoli Paesi, tranne casi eccezionali. Il presidente dell’Europarlamento può applicare delle sanzioni disciplinari in caso di comportamento disdicevole.

retribuzione comune
• Dalla settima legislatura gli europarlamentari italiani sono pagati come tutti gli altri colleghi dell’Assemblea parlamentare dell’Ue. La situazione di forte disparità vigente fino alle elezioni del giugno 2009 è stata così appianata, livellando le retribuzioni a circa 7665 euro lordi al mese.
• Sono previsti ulteriori rimborsi per le spese inerenti all’esercizio del proprio mandato, come le spese di viaggio, vitto e alloggio, e la retribuzione degli assistenti parlamentari. Lo statuto prevede che l’indennità dei deputati ammonti al 38,5% del trattamento economico di un giudice della Corte di giustizia delle Comunità europee.
• Nel caso un deputato sia assente a più della metà delle sessioni plenarie, sono previste forti decurtazioni allo stipendio.
• I deputati pagheranno le imposte sul reddito al bilancio dell’Ue, tuttavia gli Stati membri avranno la possibilità di applicare una tassazione aggiuntiva fino al raggiungimento delle aliquote nazionali.
• È previsto un periodo di transizione in cui ciascuno Stato membro potrà continuare ad applicare, per i deputati eletti dai propri cittadini, norme differenti. I deputati in carica eventualmente rieletti potranno scegliere di continuare ad applicare le norme nazionali in vigore.
trasparenza su spese e pensioni
• Il nuovo statuto definito dall’Europarlamento nel 2005 cambia anche il modo in cui sono rimborsate le spese di viaggio dei deputati: la tariffa forfettaria è stata sostituita da rimborsi correlati ai costi effettivamente sostenuti.
• I deputati al Parlamento europeo devono inoltre aderire a un regime pensionistico comune, i cui contributi sono versati dal Parlamento. Tutti i pagamenti a carico del bilancio del Parlamento sono versati ai deputati mensilmente e in euro o (su richiesta del deputato) nella valuta dello Stato membro in cui risiede.
• Per il nuovo Parlamento entrano inoltre in vigore nuove norme sulle indennità dei deputati per la retribuzione degli assistenti, allo scopo di migliorare gli aspetti critici individuati nel sistema. Nella settima legislatura i contratti degli assistenti parlamentari che lavorano negli Stati membri sono gestiti da agenti pagatori certificati, i quali sono responsabili del rispetto delle normative nazionali in materia di fiscalità e previdenza applicabili. I deputati possono utilizzare fino al 25% dell’indennità di assistenza parlamentare per servizi quali ricerche o altre attività di consulenza. Agli assistenti che prestano servizio a Bruxelles, al contempo, si applica un’integrazione allo statuto che riguarda i funzionari e gli altri dipendenti dell’Ue. I deputati hanno comunque totale libertà per quanto riguarda la scelta degli assistenti, le attività da assegnare loro e la durata dei contratti di lavoro.
L’Europarlamento ha inoltre stabilito che i deputati non possono più assumere familiari stretti in qualità di assistenti.

registro pubblico dei lobbisti
• Nel maggio 2008 era stato proposto dal Parlamento europeo un registro pubblico obbligatorio dei lobbisti, in comune con il Consiglio e la Commissione. Tale registro dovrebbe prevedere una «completa informativa finanziaria» e permettere ai lobbisti di registrarsi solo una volta per avere accesso al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio. Queste tre istituzioni hanno costituito un gruppo di lavoro congiunto per preparare una proposta di registro comune.
• Secondo la risoluzione del maggio 2008, i lobbisti devono rispettare un codice di condotta, pena la perdita dell’accreditamento. Inoltre i deputati hanno proposto che il registro comprenda una informativa finanziaria per ciascun lobbista. In particolare le società di consulenza e gli studi legali dovrebbero essere tenuti a rendere noti il peso relativo dei principali clienti e i costi legati all’attività di lobbismo. Le Ong e i centri studi dovrebbero divulgare i propri bilanci complessivi e le principali fonti di finanziamento.
finanziamento dei partiti
• Nel novembre 2007 l’Europarlamento ha sostenuto una proposta della Commissione volta a consentire ai partiti politici europei di finanziare le attività di campagna elettorale per le elezioni europee, in modo da conferire alle elezioni del Parlamento europeo un carattere più marcatamente “europeo”.
• La nuova legislazione migliora la stabilità finanziaria dei partiti europei, consentendo loro di risparmiare i fondi disponibili per un anno e di utilizzarli in quello successivo, facilitando quindi la programmazione a lungo termine delle attività. Consente inoltre la creazione di fondazioni politiche europee che integrino gli obiettivi dei partiti politici a livello europeo, ad esempio contribuendo ai dibattiti politici pubblici, sostenendo seminari, attività formative e conferenze, e mettendo a disposizione appositi forumper fondazioni e accademici.
• I partiti politici europei ricevono tramite il Parlamento europeo finanziamenti pubblici comunitari totali per circa 10 milioni di euro l’anno (2008) più 5 milioni di euro per le nuove fondazioni politiche. Dieci i partiti politici europei che prima delle elezioni di giugno 2009 hanno ricevuto finanziamenti dal Parlamento europeo: Partito popolare europeo (Ppe), Partito socialista europeo (Pse), Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori (Eldr), Federazione dei Partiti Verdi europei (Efgp), Partito della sinistra europea (Gue), Partito democratico europeo (Pde), Alleanza per l’Europa delle nazioni (Aen), Alleanza dei democratici indipendenti in Europa (Adie), Alleanza libera europea (Ale), EU Democratici (Eud). Questi partiti europei non corrispondono ai sette gruppi politici presenti in Parlamento (vedi box): i gruppi politici comprendono nella maggior parte dei casi deputati appartenenti a più di un partito europeo, a seconda della formazione politica a cui gli stessi sono iscritti a livello nazionale. Tuttavia, dato che i partiti nazionali fanno capo ai partiti politici europei con i quali condividono determinati ideali e che gli eurodeputati aderiscono a un gruppo politico sulla base dello stesso principio, è naturale che vi siano notevoli sovrapposizioni tra l’appartenenza ai gruppi e ai partiti europei.
• Per le elezioni del giugno 2009, l’Europarlamento ha accolto una proposta della Commissione per consentire ai partiti politici di utilizzare i propri fondi per finanziarie attività di campagna elettorale. In nessun caso tali fondi possono costituire finanziamento diretto o indiretto di altri partiti, in particolare dei partiti e dei candidati nazionali.
• Il nuovo regolamento sullo statuto e il finanziamento dei partiti politici europei ha introdotto una nuova base giuridica per la costituzione di fondazioni politiche europee. Esso prevede che per avere accesso ai finanziamenti, le fondazioni devono essere formalmente associate a un partito europeo esistente. Una fondazione, infatti, può ricevere finanziamenti solo facendone richiesta tramite il partito politico cui fa capo. Il finanziamento è destinato solo ai partiti politici europei, e non ai gruppi politici in seno al Parlamento.

riforma dei metodi di lavoro
Al fine di migliorare l’efficienza e la trasparenza dei lavori parlamentari, nell’ottobre 2007 la Conferenza dei presidenti dei gruppi politici in Parlamento ha adottato le raccomandazioni avanzate da un gruppo di lavoro per la riforma parlamentare.
• Il primo pacchetto di misure riguardava cinque aree: la fissazione dell’ordine del giorno e l’organizzazione delle attività in plenaria; la definizione delle priorità e l’impostazione delle discussioni annuali; l’organizzazione delle discussioni e delle votazioni nonché il trattamento da riservare agli emendamenti; lo svolgimento di più riunioni in parallelo e la ripartizione dei posti in Aula.
• L’ordine del giorno della plenaria è ora diviso in sezioni ben distinte: le iniziative legislative più importanti sono tutte trattate il martedì; la discussione prioritaria della settimana si tiene il mercoledì mattina, mentre il mercoledì pomeriggio è dedicato ai temi politici di particolare interesse.
• I relatori del Parlamento hanno più tempo di parola e il diritto alla replica conclusiva nell’ambito delle discussioni legislative in Aula. Per consentire ai deputati non presenti nell’elenco degli oratori di partecipare, ciascuna discussione comprende una sessione “catch-the-eye” di cinque minuti, durante i quali è possibile chiedere al presidente di prendere la parola.

I PARTITI POLITICI EUROPEI

Gli europarlamentari sono raggruppati per appartenenza politica, e non per nazionalità. L’Assemblea 2004-2009 era divisa in sette gruppi. A partire dalla settima legislatura un gruppo politico può essere rappresentato solo se ne fanno parte almeno 25 deputati provenienti da almeno sette diversi Paesi. Quasi tutti i deputati europei sono eletti su liste nazionali. A ogni lista corrisponde normalmente un partito. La maggior parte dei partiti nazionali aderisce a un gruppo politico europeo. Il parlamentare eletto, dunque, entra a far parte del gruppo politico europeo a cui aderisce il suo partito; mentre non può appartenere a più di un gruppo politico, può non appartenere ad alcun gruppo e far parte dei cosiddetti “non iscritti”. Formalmente, gli eurodeputati non sono vincolati da nessun obbligo e non ricevono istruzioni da nessuno, né dallo Stato dì origine e al limite nemmeno dal partito: alla fine sono responsabili solo davanti ai loro elettori.

Ecco i sette gruppi politici europei che hanno caratterizzato la sesta legislatura dell’Europarlamento:

• Ppe-De – Gruppo del Partito popolare europeo (cristiano democratici) e Democratici europei;
• Pse- Gruppo socialista al Parlamento europeo
• Alde – Alleanza dei liberali e democratici europei
• Uen – Unione per l’Europa delle Nazioni
• Verdi/Efa – Gruppo dei verdi/Alleanza libera europea
• Gue/Ngl – Sinistra europea unita/Sinistra nordica europea
• Ind/Dem – Indipendenza e Democrazia

da Nizza a Lisbona varia il numero di deputati

Dall’adesione della Romania e della Bulgaria, nel 2007, il Parlamento europeo è stato costituito da un totale temporaneo di 785 deputati, di cui 78 italiani. Il Trattato di Nizza, attualmente in vigore, prevede invece un’Assemblea composta di 736 deputati, di cui 72 italiani. Su questa base gli europei sono stati chiamati a votare per il passaggio dell’Europarlamento dalla sesta alla settima legislatura.
Durante il Vertice dell’11 e 12 dicembre 2008, i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno ottenuto dall’Irlanda l’impegno a ripetere il referendum sulla ratifica del Trattato di Lisbona. Se il popolo irlandese, anche grazie ad alcuni concessioni, si pronunciasse a favore della ratifica, ribaltando la precedente consultazione che ha fermato la riforma istituzionale, il Trattato di Lisbona potrà entrare in vigore nel 2010. Ciò avrebbe delle conseguenze anche sul numero di deputati al Parlamento europeo. Infatti, questo Trattato prevede un totale di 751 deputati. Rispetto al numero previsto dal Trattato di Nizza, diversi Stati membri vedrebbero innalzarsi il numero di loro eurodeputati: la Spagna ne avrebbe quattro in più, la Francia, l’Austria e la Svezia due e Italia, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Slovenia e Malta uno. La Germania, invece, ne avrebbe tre in meno (vedi la tabella di seguito).
Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, gli Stati membri che hanno diritto a deputati supplementari vedranno aumentare le loro delegazioni. Ma, visto che non è ipotizzabile che tre deputati tedeschi eletti nel giugno 2009 rinuncino al mandato l’anno successivo, i capi di Stato e di governo hanno convenuto che, a titolo temporaneo e fino alla fine delle legislatura nel 2014, il Parlamento europeo sarà composto di 754 membri. È peraltro possibile una nuova modifica del numero di deputati in caso di nuove adesioni all’Ue.

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breve storia e scenari

Alcune tappe principali hanno segnato l’evoluzione del Parlamento europeo:
1957: I primi sei Paesi membri (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) si riuniscono in un’assemblea per redigere una procedura uniforme che regoli le elezioni europee. Il tentativo è destinato a fallire, lasciando il campo ai diversi regolamenti nazionali.
1976: I nove Paesi membri (si sono aggiunti Irlanda, Regno Unito e Danimarca) raggiungono un accordo con l’Atto Elettorale. Con esso viene sancito che gli eurodeputati saranno eletti per cinque anni, che le elezioni devono tenersi nella stessa settimana (tra il giovedì e la domenica) in tutti i Paesi membri e che lo spoglio dei voti non dovrà iniziare finché i seggi elettorali non saranno chiusi in tutta Europa. Inoltre viene specificato che i parlamentari europei non potranno ricoprire contemporaneamente altre cariche politiche nazionali o comunitarie.
1993: Il Trattato di Maastricht introduce ufficialmente la nozione di cittadinanza europea, grazie alla quale un cittadino di uno Stato membro può votare oppure candidarsi anche in un altro Paese comunitario.
1997: Il Trattato di Amsterdam (in vigore dal 1999) porta ad una serie di “principi comuni” riguardanti le elezioni dei deputati europei. Si tratta del primo passo del dialogo tra Parlamento europeo e Consiglio dei ministri che porterà ad una nuova versione dell’originale Atto Elettorale nel 2002.

la situazione attuale
• Tutti gli eurodeputati sono eletti a suffragio universale in libere elezioni svoltesi con votazione segreta in conformità a un sistema elettivo proporzionale.
• Ogni Paese può essere diviso in circoscrizione interne. È il caso di Italia, Francia, Regno Unito, Irlanda e Belgio.
• I Paesi membri possono imporre degli sbarramenti alle liste per essere rappresentate al Parlamento europeo. La soglia non può essere superiore al 5%. L’Italia ha stabilito uno sbarramento del 4%.
• Il mandato è personale: «Non possono essere costretti da alcuna imposizione e godono di libertà di mandato».
• Dal 2004 la carica di europarlamentare è incompatibile con quella di altre cariche politiche nazionali.

possibili scenari futuri
Nel corso della sesta legislatura il presidente della commissione europarlamentare Affari Costituzionali, l’eurodeputato Jo Leinen (Pes/De), aveva dichiarato che qualche europarlamentare dovrebbe essere eletto «attraverso liste più propriamente europee». Secondo questa posizione, che prospetta possibili scenari futuri in un ottica di rafforzamento della dimensione europea della politica, «competere per questi mandati sarebbe un grosso incentivo per i partiti politici per sviluppare un programma di ampio respiro all’interno dei cinque anni di legislatura ed avere finalmente una campagna politica di stampo europeo».
La commissione parlamentare Affari Costituzionali ha inoltre iniziato a lavorare su una proposta di riforma dell’Atto Elettorale, che miri a regole più coerenti all’interno dell’Unione europea e renda il processo elettorale maggiormente focalizzato su tematiche europee. Tocca ora al nuovo Parlamento europeo uscito dalle elezioni di giugno a dover decidere se portare avanti una simile proposta.

LE RISPOSTE DELL’EUROPARLAMENTO ALLA CRISI ECONOMICA

Nell’ultimo anno il Parlamento europeo ha dedicato tutte le energie possibili per dare risposte in due sensi alla grave situazione determinata dalla crisi economico-finanziaria globale. Da un lato, esigendo una regolamentazione più severa dei mercati finanziari; dall’altro, cercando di mitigare gli effetti della recessione sui posti di lavoro e sul reddito. Ecco le principali misure adottate.
Banche e istituti di credito: regole più severe
Se in passato l’allarme del Parlamento sulla deregolamentazione della finanza non aveva trovato eco, la risoluzione dell’ottobre 2008 sulla necessità di dare un giro di vite sul settore bancario e connessi si è tradotta velocemente in legge, con alcuni risultati tangibili:

- Approvazione della direttiva sui requisiti di capitale, che impone più trasparenza, maggiore supervisione e un’adeguata gestione del rischio alle banche;
- Nuove regole per le compagnie di assicurazione: vigilanza rafforzata e nuovi requisiti per ottenere l’autorizzazione a operare nell’Ue;
- Misure più severe per le agenzie di rating, per garantire trasparenza e indipendenza.
Tutelare l’occupazione
Mentre la crisi si ripercuote sull’economia reale, il Parlamento ha approvato alcune misure per tamponare l’emergenza e soprattutto riaffermare i diritti dei lavoratori come priorità dell’Europa:
- No a una settimana più lunga di 48 ore e più flessibile, nonostante le pressioni dei governi nazionali;
- Riforma del Fondo di adeguamento alla globalizzazione, che potrà essere destinato a chi perde il lavoro a causa della crisi;
- Via libera alla direttiva che estende i diritti dei lavoratori dipendenti agli interinali;
- Sì al pacchetto di stimolo dell’economia di 200 miliardi di euro, inclusi i 5 miliardi dell’Ue per infrastrutture energetiche e sviluppo rurale.
- Maggiori risorse per la formazione professionale e l’istruzione.
Altre misure
- Aiutare i Paesi fuori dalla zona euro: appoggio del Parlamento alla proposta di aumentare i prestiti ai Paesi europei non ancora entrati nell’euro;
- Depositi bancari garantiti: i risparmi dei cittadini europei sono garantiti fino a 100.000 euro, grazie alla proposta approvata dal Parlamento;
- Il Parlamento e il G20: l’Europarlamento ha accolto con favore i risultati del G20 di Londra di aprile, ma ha sottolineato la necessità di contrastare più efficacemente i paradisi fiscali e i buchi neri della finanza.

le priorità della settima legislatura

Varie sono le questioni importanti che il nuovo Parlamento europeo è chiamato ad affrontare nella settima legislatura.

affari economici e monetari
La crisi dei mercati finanziari, che ha portato il sistema bancario sull’orlo del collasso nell’autunno 2008, ha poi avuto un forte impatto sul resto dell’economia come la restrizione del credito che ha colpito l’economia delle famiglie e gli investimenti industriali. Migliorare la struttura europea di regolamentazione finanziaria sarà una delle principali questioni da risolvere per il nuovo Parlamento europeo.

occupazione e protezione sociale
Le conseguenze della crisi economica, l’impatto del cambiamento demografico e la via migliore per salvaguardare il modello sociale europeo costituiscono altre priorità che gli eurodeputati dovranno affrontare, anche prendendo decisioni su questioni delicate in materia dibattute durante la sesta legislatura.

energia e cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici costituiscono una sfida per l’umanità, quindi definire una legislazione europea che li contrasti adeguatamente sarà importante ma non sufficiente. L’Ue deve contemporaneamente perseguire i negoziati sul dopo-Kyoto, che dovranno essere approvati al Vertice di Copenaghen a fine 2009.

Affari esteri
In materia di Affari esteri, l’Ue e dunque il suo nuovo Parlamento deve ridefinire  lo scaduto Accordo di cooperazione e partnership con la Russia, prevenire le possibili interruzioni di forniture di gas dalla Russia via Ucraina, rivedere la questione delle barriere tariffarie con la Cina, lavorare per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, monitorare i progressi verso un Accordo di associazione con l’America Latina.

allargamento
Bulgaria e Romania, entrate nell’Ue nel 2007, non saranno gli ultimi nuovi Stati membri. Croazia, Turchia e Repubblica di Macedonia sono infatti Paesi candidati, mentre altri come Serbia, Montenegro e Kosovo hanno una prospettiva di diventarlo. Il dibattito relativo ai “se” e “quando” questi Paesi saranno pronti a far parte dell’Unione europea riempirà l’agenda dell’Europarlamento nei prossimi anni.

immigrazione
L’arrivo ogni anno di migliaia di immigrati nell’Ue, spesso in tragiche circostanze, sta obbligando gli Stati membri a cooperare sulla gestione dei movimenti migratori. In questo campo, infatti, ogni politica applicata da un singolo Paese ha un impatto sui Paesi vicini, soprattutto nell’Europa meridionale. La creazione di una bilanciata politica migratoria, cui il nuovo Parlamento dovrà contribuire in modo determinante, dovrebbe portare benefici sia ai Paesi meridionali sia a quelli settentrionali dell’Ue, senza dimenticare la necessità di cooperazione con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori.

sicurezza e terrorismo
Negli anni che hanno seguito gli attacchi terroristici a New York, Madrid e Londra, i Paesi dell’Ue hanno rafforzato il coordinamento nella lotta al terrorismo, soprattutto attraverso le piattaforme di cooperazione fornite da Europol ed Eurojust. Il nuovo Parlamento esaminerà nuove misure per prevenire atti di terrorismo, ma l’elemento chiave sarà ancora costituito dalla necessità di bilanciare sicurezza e protezione da un lato con diritti fondamentali e privacy dall’altro.

agricoltura
La settima legislatura dell’Europarlamento parteciperà alla principale revisione della Politica agricola comunitaria (Pac), in programma per il 2013. Il risultato dipenderà in parte dalla battaglia tra Stati membri sugli aspetti di bilancio per il periodo post-2013 e in parte da altri fattori quali ad esempio i cambiamenti climatici. Se ratificato, il Trattato di Lisbona darà al Parlamento europeo potere di codecisione su questa materia con i ministri dell’Agricoltura.

Trattato di Lisbona
Se sarà ratificato da tutti i Paesi dell’Ue il Trattato di Lisbona fornirà una struttura legislativa e gli strumenti necessari all’Europa per affrontare le principali sfide. Inoltre, dando maggior potere decisionale al Parlamento europeo in aree quali gli affari interni, l’agricoltura e il bilancio, esso dovrebbe elevare ulteriormente il tasso di democraticità dell’Ue.

UN DETERRENTE ALLA FRAMMENTAZIONE

Nonostante a livello nazionale siano stati introdotti sbarramenti nelle leggi elettorali per le elezioni europee (ad esempio il 4% in Italia), in realtà l’Europarlamento è già dotato di uno strumento per limitare la frammentazione: i gruppi politici transnazionali. Fin dalle origini, il Parlamento è considerato un organo “di integrazione” all’interno del complesso sistema comunitario: ovvero, a differenza di altri organi “di cooperazione” come il Consiglio dei ministri, dove sono gli Stati membri a farla da padrone, il Parlamento esprime la volontà di tutti i cittadini europei. Per questo parlare di “delegazione italiana” all’interno del Parlamento europeo è in netta contraddizione con lo spirito dei Trattati. Per incoraggiare ulteriormente la formazione di gruppi politici transnazionali, il regolamento interno del Parlamento europeo li dota di importanti prerogative: per definire l’ordine del giorno delle sedute, il presidente del Parlamento si consulta con i gruppi; sempre ai gruppi, e non ai singoli deputati, spetta il compito di proporre emendamenti in Aula ai testi predisposti dalle commissioni; i non-iscritti, quindi, sono esclusi da gran parte dei lavori parlamentari, non potendo raggrupparsi in un eterogeneo “gruppo misto”, come avviene in Italia. L’esperienza dei gruppi politici transnazionali all’interno del Parlamento europeo ha costituito per alcuni di loro un punto di partenza per fondare dei veri e propri partiti politici europei, che possono accedere ai finanziamenti pubblici comunitari.

“maglia nera” agli eurodeputati italiani

Una ricerca condotta dalla London School of Economics, pubblicata dal quotidiano britannico “Times” nella versione on line poche settimane prima delle elezioni europee, ha rilevato che i rappresentanti italiani al Parlamento europeo nella sesta legislatura sono stati i più assenteisti e contemporaneamente i più pagati.
Con 134.291 euro all’anno, infatti, gli europarlamentari italiani sono stati i meglio pagati tra tutti i rappresentati espressi dai 27 Paesi membri dell’Ue. Paradossalmente, però, gli italiani sono risultati ultimi nella classifica delle presenze: alle sessioni dell’Assemblea a Bruxelles e Strasburgo hanno partecipato in media al 72% delle sedute nella legislatura 2004-2009, marcando un distacco di oltre 20 punti dai primi della lista, gli austriaci, che nel quinquennio appena concluso hanno avuto una partecipazione del 93%, seguiti da estoni, finlandesi, slovacchi e polacchi presenti al 92% delle sessioni.
Con la settima legislatura, almeno la discrepanza retributiva tra europarlamentari sarà eliminata.
Una denuncia simile a quella del “Times” sulle scarse prestazioni degli eurodeputati italiani era stata fatta con un’inchiesta del settimanale “L’espresso”, pubblicata nel febbraio 2009. Prendendo in considerazione le sedute del Parlamento europeo tenutesi a Strasburgo e a Bruxelles dal luglio 2004 al 15 gennaio 2009, “L’espresso” osservava come se nel periodo 1999-2004 l’Italia era fanalino di coda con il 69% di presenze sul totale delle assemblee (i finlandesi, primi, sfioravano il 90%; i francesi, penultimi, al 79%), nella legislatura 2004-2009 le prestazioni dei rappresentanti italiani sono migliorate di un solo punto percentuale. I calcoli non sono facili, spiegava “L’espresso”, «anche perché i politici italiani considerano le aule europee poco più di un albergo»: sui 78 parlamentari iniziali, solo 48 erano in carica a inizio 2009, mentre 30 («quasi tutti i big») erano andati via in cerca di posti migliori sostituiti da «seconde file», ma sei di questi avevano a loro volta lasciato l’incarico ad altri dopo poche settimane. «In tutto gli italiani che hanno bivaccato a Bruxelles sono 114, una truppa indisciplinata che è entrata e uscita dalle commissioni come se fosse in un autogrill» scriveva “L’espresso”. Nella sesta legislatura l’Italia era seguita dalla Francia per fughe di europarlamentari, ma a distanza, con solo 11 abbandoni; i tedeschi, con 99 seggi di diritto, hanno registrato appena otto fuggitivi e gli inglesi cinque. «Inutile invocare le elezioni politiche del 2006 e del 2008: nel quinquennio si è votato quasi in ogni Stato membro, ma quasi nessun europarlamentare straniero si è sognato di lasciare Strasburgo» osservava “L’espresso”, sottolineando come il «turn-over selvaggio» rappresenti un «disastro» per l’Italia, perché nell’Aula europarlamentare sono emendate tutte le decisioni della Commissione europea e nelle commissioni si decidono norme che diventeranno leggi nazionali.
Secondo l’inchiesta, però, ancor più gravi delle assenze sono stati «i tassi scandalosi di produttività»: nella legislatura 2004-2009, ben 61 eurodeputati italiani non hanno mai presentato una relazione (testi legislativi o di indirizzo) e 17 non sono mai intervenuti in assemblea. Scriveva “L’espresso”: «I sei europarlamentari ciprioti, che guadagnano un quarto degli italiani, sono intervenuti più di tutti i “fuggitivi” e i loro sostituti messi insieme. In totale un esercito silenzioso di 76 persone. La delegazione slovena, sette persone che prendono un terzo dei nostri eletti, ha portato a casa più relazioni e dichiarazioni di tutti i 36 italiani entrati a Strasburgo grazie agli avvicendamenti».

EUROPARLAMENTO POCO CONOSCIUTO

Prima delle elezioni europee di giugno, migliaia di persone hanno risposto a un sondaggio effettuato sul sito web del Parlamento europeo denunciando che media e politici non hanno dedicato l’attenzione dovuta alle elezioni. Il 55% ha ritenuto che non se ne sia parlato abbastanza, mentre il 24% addirittura non sapeva ci fossero le elezioni. Il web ha così supplito alla carenza di informazione: decine di siti non istituzionali hanno infatti parlato delle elezioni in tutte le lingue, dato informazioni su candidati e programmi, aperto dibattiti con i lettori. Questi siti stimolano gli elettori a partecipare al processo politico, per esempio scoprendo il proprio profilo “europeo”, esprimendo le proprie preferenze e in generale arricchendo il dibattito e la comprensione di che cosa fa il Parlamento e perché il voto è importante.
Da un sondaggio Eurobarometro svolto tra gennaio e febbraio 2009 è emerso che il 53% degli europei si è dichiarato disinteressato alle elezioni europee, percentuale particolarmente elevata tra le donne e i giovani, questi ultimi particolarmente distanti dal voto europeo dal momento che circa il 70% non sapeva nemmeno quando si svolgevano le elezioni. Il 64% annoverava tra le ragioni per non andare a votare la scarsa conoscenza del Parlamento europeo, il 62% la sfiducia che il proprio voto potesse cambiare le cose e il 59% l’insufficiente informazione. Il richiamo mediatico del Parlamento europeo è stato più elevato in Slovenia (69%), Slovacchia (63%) e Finlandia (59%), più basso invece nel Regno Unito (22%), in Francia (24%) e in Italia (26%).
Sono più le donne degli uomini (61% contro 56%) ad aver dichiarato di non essere abbastanza informate per andare a votare, mentre i cittadini tra i 40 e i 57 anni soprattutto lavoratori autonomi e manuali hanno invece espresso la convinzione che l’Europarlamento non si occupi abbastanza dei problemi che li riguardano. Bassa è stata la percentuale rilevata di coloro che sono contrari alla costruzione europea, più uomini che donne, mentre tra gli studenti solo il 10% ha ritenuto questa una motivazione valida per non andare a votare.
Per quanto concerne i tre temi ritenuti più importanti da affrontare nella campagna elettorale, poi, il 57% ha individuato la disoccupazione, con punte oltre l’80% in Irlanda, Grecia e Portogallo; il 52% ha invece considerato prioritaria la crescita economica e il 40% il potere d’acquisto.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/eb_special_en.htm

la comunicazione per le elezioni

Al fine di accrescere la conoscenza delle elezioni di giugno tra i cittadini europei votanti e spiegare l’importanza del voto, nei mesi precedenti alle elezioni il Parlamento europeo ha lanciato una campagna di informazione in tutti i 27  Paesi membri dell’Unione europea. Naturalmente, essendo un’istituzione, l’Europarlamento non ha partecipato in quanto tale alle campagne politiche dei vari candidati alle elezioni. Complessivamente, per i 27 Paesi e le 23 lingue dell’Ue, il costo della campagna è stato di circa 18 milioni di euro: circa 5 centesimi a testa per ogni cittadino avente diritto al voto. Una campagna finanziata con i fondi del bilancio del Parlamento europeo, che fa parte del bilancio comunitario.

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uno slogan per il voto
La campagna di sensibilizazione sul voto ha avuto come slogan «Usa il tuo voto!» (It’s your choice in inglese), un messaggio piuttosto chiaro sul fatto che ogni cittadino ha la possibilità di scegliere l’Europa che vorrebbe per il futuro, votando i candidati o i partiti che meglio rappresentano le sue idee alle elezioni europee. La campagna ha cercato di spiegare perché e come il Parlamento europeo influisce sulle scelte più importanti della politica nazionale ed europea.

strumenti utilizzati
Per far passare questo messaggio sono stati utilizzati vari strumenti: cartelloni e installazioni nelle principali città europee, che hanno presentato i dieci temi principali della campagna (sicurezza, immigrazione, energia, mercati finanziari, ecc.); le “choice box”, cioè grandi cubi tridimensionali dove le persone hanno potuto registrare il proprio messaggio in video al Parlamento europeo, poi ritrasmesso su Youtube; spot radio e tv in 22 lingue; il sito speciale “elezioni2009.eu”, con la possibilità di partecipare a dibattiti e sondaggi on line e trovare informazioni sulle elezioni e sui maggiori risultati dell’Europarlamento negli ultimi anni. Il Parlamento europeo è poi presente sui cosidetti social network: Facebook, MySpace, Twitter, Flickr, YouTube, mentre è stata creata anche una pagina web su Delicious che raccoglie tutti i siti non ufficiali che hanno parlato delle elezioni europee. Varie sono state poi le iniziative per i media, in particolare un kit stampa completo di materiale audiovisivo e i servizi ad hoc della Webtv del Parlamento, Europarltv.

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